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Governo e consultazioni, Renato Farina: rinchiudiamo i leader, affamiamoli e... Caos risolto, in 5 mosse

di Giulio Bucchi domenica 6 maggio 2018

4' di lettura

A proposito di carosello di damerini e di veti al Quirinale. Non rassegniamoci. Quando chi ha il potere di dare il buon governo al popolo non si decide a decidere, il popolo ha il diritto di affamarlo finché non fa il suo dovere. Un grandioso precedente morale e giuridico ci viene dalla storia della Chiesa. Attiene all' elezione del Papa negli anni tra il 1268 e il 1271, allorché a Viterbo fu istituito il conclave, che significa cum-clave: insomma i cardinali vennero chiusi dentro in un angusto palazzo arcivescovile, con le porte sbarrate a doppia mandata e le finestre chiuse, fino all' annuncio trasmesso con fumata bianca. Questo tipo di pungolo può essere trasferito in ambito laico e repubblicano? Se vale per le cose di Dio, tanto più la pressione riteniamo sia legittima quando si tratti di più prosaiche questioni temporali. Ecco che quell' evento viterbese suggerisce un' idea assai pratica da applicare immantinente al Parlamento italiano e che sveltirà sicuramente le procedure non solo stavolta ma in eterno, come accaduto nella Chiesa per i conclavi successivi. Guelfi e ghibellini - Quando il 29 settembre del 1268 defunse Clemente IV, i cardinali cui toccava individuare chi fosse tra loro il successore erano 17, divisi in due partiti. A loro volta spezzati in sotto fazioni. I filo francesi o guelfi erano 8; i germanofili o ghibellini erano 9. Lo stallo era totale. Lo Spirito Santo non sapeva neppure lui che pesci pigliare, un po' come Mattarella oggi. Non si trovava l' accordo, e pareva che comunque l' asse fosse spostato verso Colonia e Aquisgrana, poiché quel partito era dotato di un seggio in più. Ed ecco che due porporati filotedeschi perirono, e la frittata si ribaltò. Sia chiaro, nessuno aveva numeri sufficienti, perché per eleggere il Papa occorrevano i due terzi dei voti, e nessuno riconosceva il diritto dell' altra parte a scegliersi il premier, pardon il Papa. I francesi dicevano: la coalizione dei cardinali tedeschi è solo di comodo, in realtà sono due sottopartiti distinti. Al che i tedeschi replicavano: non riuscirete a dividerci tra noi, siamo di più e tocca a noi scegliere un nome e su di esso dovrete convergere, sul programma ci si metterà d' accordo. Insomma un pasticcio. Infine ideona. Un Papa «tecnico» per così dire, un nome terzo, un Pontefice di scopo. Il cardinale Ottaviano degli Ubaldini propose per la cattedra di Pietro un santo frate, il priore generale dei Servi di Maria, padre Filippo Benzi, il quale, appena avvisato, fuggì e si nascose in una grotta del Monte Amiata. Anche fra Bonaventura di Bagnoregio, successore di san Francesco alla guida dell' Ordine, e filosofo da tutti amato, pare abbia respinto l' offerta. Intanto fuori dal Palazzo arcivescovile la situazione era di totale anarchia, assassinii e rivolte si susseguivano. E i cardinali a ciondolare litigiosi e irresoluti. Dopo due anni di tira e molla, di appelli alla responsabilità, e risposte tipo quello-è-un-cardinale-da-bunga-bunga, questo-è-servo-degli-imperialisti, dentro continuava il cabaret e fuori la folla era imbufalita. Così il podestà Alberto di Montebuono e il capitano del popolo Raniero Gatti, chiusero a chiave i cardinali e gli ridussero le vettovaglie. Ma quelli non trovavano comunque il nome giusto. Allora scoperchiarono il tetto e tagliarono ancora la fornitura di cibo. La resistenza dei porporati s' incrinò: lo spirito è forte ma la carne è debole, specie senza bistecche. Infine, sfiniti i presuli nominarono una commissione paritaria di sei cardinali. In due ore, il 1° settembre 1271, dopo 1006 giorni di sede vacante, l' accordo ci fu. Risultò eletto Gregorio X, al secolo Tebaldo Visconti. Cinque mosse - Che lezione trarre per il presente da quegli antichi fatti? Oltre che radunarsi per ridurre i vitalizi degli ex, i capi di Camera e Senato, potrebbero sveltire le danze infinite con due provvedimenti. Il primo, in cinque mosse. 1) Convocare i rappresentanti del Popolo a Palazzo Montecitorio in seduta congiunta; 2) assegnare al capo dello Stato un piccolo appartamento indipendente nel medesimo edificio; 3) un pensionato estratto a sorte chiude a chiave il portone del citato Palazzo; 4) collegamento televisivo 24 ore su 24 come al Grande Fratello, cibo ridotto come all' Isola dei famosi; 5) apertura delle porte solo a fiducia accordata. Mi si fa notare che questa trafila non è conforme alla Costituzione, e allora passo al piano b. Il quale è invece perfettamente in linea con l' autodichìa delle Camere, per cui sono esse stesse a decidere su indennità e sostentamenti. Ecco l' idea. Finché non c' è un governo e il Parlamento quindi non lavora, si sospendano emolumenti e altri benefizi. Niente più erogazioni di 13mila euro mensili per i deputati e 14mila per i senatori. I quali restituiranno anche i denari finora percepiti per girare i pollici e mulinare twitter. Il popolo, chiamato a referendum via internet, approverebbe alla grande. Fate in fretta comunque, se no, come a Viterbo, vi scoperchiano il tetto, e vi rovesceranno in testa proprio quello che state pensando. di Renato Farina

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