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Taglio delle pensioni, l'ex ministro Giovannini stoppa governo e Di Maio: "Nemmeno Elsa Fornero..."

di Giulio Bucchi domenica 22 luglio 2018

2' di lettura

Il governo vuole tagliare le pensioni "alte" e al momento Lega, M5s e tecnico dell'Inps ("nonostante" Tito Boeri) stanno studiando due strade: decurtazione della quota retributiva o correzione "attuariale". L'ex ministro del Welfare Enrico Giovannini, intervistato al Messaggero, mette però in guardia l'esecutivo: sarà valanga di ricorsi, con la spada di Damocle della Corte Costituzionale.  Leggi anche: Mare pazzesco e zero tasse, in Europa. Dove fuggono i pensionati italiani Nel 2013 anche lui, sforbiciò gli assegni superiori ai 90.000 euro lordi, per 3 anni, ma fu un intervento temporaneo vista l'emergenza conti e la Consulta non bocciò il provvedimento. "Furono determinanti anche altri elementi - spiega Giovannini -. Il contributo di solidarietà non era uguale per tutti ma progressivo, a scaglioni, ovvero del 6% per le pensioni dai 90.000 fino a 168.000 euro, del 12% per la quota fino a 193.000 euro, del 18% per quelle superiori". E quanto risparmiato finì nella cassa che serviva per finanziare il pensionamento degli esodati. Ora non c'è più la procedura d'infrazione Ue a motivare eventuali manovre di forza, ma al massimo un rallentamento della ripresa. E la Corte costituzionale potrebbe frenare il provvedimento, anche per garantire la "giustizia intra-generazionale" e preservare i diritti acquisiti. E intervenire sulla parte retributiva in alcuni casi sarebbe impossibile. "Nel settore pubblico, ad esempio, i contributi non venivano attribuiti ai singoli beneficiari. Bisognerebbe procedere con un calcolo presunto". Cosa che implica valanghe di ricorsi, appunto. "Tra l'altro sappiamo che anche per molte pensioni basse non c'è corrispondenza tra contributi versati e pensioni erogate". D'altronde, nemmeno la famigerata riforma di Elsa Fornero, che ha toccato picchi di macelleria sociale, ha osato intervenire sui diritti acquisiti dei pensionati che percepivano 4.000 euro netti al mese, cifre importanti (un sogno, per molti) ma non da nababbi. E il precedente del taglio dei vitalizi dei deputati servirà solo ad armare i giuristi contrari ai tagli.

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