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Confindustria contro Luigi Di Maio sul decreto dignità: "Va corretto, evitiamo brusche retromarce"

di Cristina Agostini domenica 22 luglio 2018

2' di lettura

Legnata di Confindustria al decreto dignità, cavallo di battaglia di Luigi Di Maio, che "pur perseguendo obiettivi condivisibili, tra cui il contrasto all'abuso dei contratti flessibili e alle delocalizzazioni selvagge, contiene misure e adotta strumenti che renderanno più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese, disincentivando gli investimenti e limitando la crescita". Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, in audizione di fronte alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera, attacca il decreto: "Occorrerebbe evitare brusche retromarce sui processi di riforma avviati, assicurare stabilità e certezza al quadro regolatorio e non alimentare aspettative negative da parte degli operatori economici". Leggi anche: Salvini ha licenziato Boeri. Al suo posto vuole un fedelissimo Jobs act- In particolare, Confindustria lamenta "il superamento di alcune innovazioni contenute nel Jobs Act, che hanno contribuito al miglioramento del mercato del lavoro". Pertanto, secondo l'associazione degli industriali, "l'esame parlamentare del decreto dignità può e deve rappresentare l'occasione per approvare alcuni correttivi volti a garantire una crescita sostenibile e inclusiva del Paese, che favorisca la competitività delle imprese e valorizzi il lavoro".  L'occupazione - Le misure sulla disciplina dei contratti a termine contenute nel decreto dignità "rischiano di avere un impatto negativo sull'occupazione complessiva" e vanno modificate poiché "sono inefficaci rispetto agli obiettivi dichiarati e potenzialmente pregiudizievoli per il mercato del lavoro". Per Confindustria, "il ritorno delle causali comporterà un aumento del contenzioso, che le riforme degli anni scorsi avevano contribuito ad abbattere (le cause di lavoro sui contratti a termine sono passate da oltre 8.000 nel 2012 a 1.250 nel 2016)". Di più "il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento, esponendole all'imprevedibilità di un eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull'occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al Decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)".  

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