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Frenata sul governo

domenica 27 maggio 2018

2' di lettura

Roma, 22 mag. (AdnKronos) - Governo, i tempi si allungano. Restano gli interrogativi per il conferimento dell'incarico da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non è detto che mercoledì sia la giornata giusta, potrebbe esserci un ulteriore rinvio a giovedì. Lunedì le puntualizzazioni sulle prerogative del presidente del Consiglio fissate dall'articolo 95 della Costituzione e le preoccupazioni per i conti pubblici e i risparmi degli italiani. I due colloqui martedì, di poco più di venti minuti ciascuno con i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nonostante il riserbo del Colle, è evidente che molti sono i dubbi che precedono la scelta del Capo dello Stato e nulla ancora è stato deciso rispetto all'indicazione del nome di Giuseppe Conte, avanzata da M5S e Lega. Senza dimenticare ovviamente che l'articolo 92 della Costituzione lascia piena autonomia al Presidente della Repubblica nella scelta del premier. E a quanto pare Mattarella intende esercitare in toto queste sue prerogative e quindi esaminare tutte le implicazioni, legate all'eventuale scelta del professore di diritto civile. Un tecnico del quale naturalmente va pesato l'impatto, politico e non solo, che può avere anche nei consessi internazionali. Senza trascurare le polemiche relative al curriculum e ai trascorsi professionali di Conte e gli equilibri che sembrano tutt'altro che definiti tra M5S e Lega. Circostanza, quest'ultima, che contribuisce a rallentare i tempi. Per questo sul tavolo del Capo dello Stato resterebbe l'opzione di un incarico a Luigi Di Maio, leader politico del partito più votato alle elezioni e numericamente più forte rispetto alla Lega, ipotesi certo non del tutto accantonata dal diretto interessato, anche se è ovvio che una scelta del genere potrebbe rimettere in discussione molti degli accordi già raggiunti tra M5S e Carroccio. Di sicuro restano i punti fermi fissati da Mattarella lunedì e nei giorni scorsi. Qualunque siano gli accordi programmatici e a livello di organigramma raggiunti dalle forze politiche, è il presidente del Consiglio che dirige e coordina l'attività politica e amministrativa del governo, essendone il responsabile. Quanto ai ministri, vengono sì proposti dal premier, ma nominati dal Capo dello Stato, che naturalmente vorrà garantire che si tratti di personalità che tengano la barra dritta rispetto ad alcuni capisaldi programmatici: la tenuta dei conti pubblici, il rispetto degli impegni internazionali dell'Italia, a partire da quelli con l'Unione europea; l'ancoraggio alle alleanze storiche del nostro Paese.

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