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Vittorio Feltri, l'unico modo che ha Matteo Salvini di convincermi: fare ministro Paolo Savona

di Gino Coala domenica 27 maggio 2018

2' di lettura

Nonostante tutto, mi fido della Lega. Vero che questa si è messa inopinatamente a collaborare con il M5S, vero che Matteo Salvini si è fidanzato con Luigino Di Maio, uno che, se entrasse in casa mia - e non succederà mai -, nasconderei l' argenteria, quindi ci sarebbe da esaurire il serbatoio delle bestemmie. Tuttavia in fondo al cuore ho ancora la speranza che i Verdi abbiano la forza di non calare le brache di fronte alla pretesa di Mattarella: il quale non sopporta l' idea di avere il professor Savona ministro della Economia. Leggi anche: Feltri a Conte: "Ai vertici dello Stato solo servi e cretini" Non lo vuole tra le palle perché costui non è tifoso acefalo della moneta unica. Il capo dello Stato viceversa è innamorato dell' euro e della Ue, di conseguenza vede nel famoso docente anticonformista un nemico pericoloso. Di qui l' aspra battaglia in corso. Da una parte il presidente della Repubblica ostile al citato Savona, dall' altra Salvini che, al contrario, lo adora e non rinuncia a cooptarlo. È giustamente convinto che il cattedratico sia l' uomo giusto per strappare a Bruxelles migliori condizioni per il nostro Paese, praticamente schiavo di burocrati. Savona è un simbolo, un personaggio che può parlare di finanza con chiunque, persino con i bulli continentali, saputelli e incompetenti. Matteo, senza di lui nell' esecutivo, sarebbe in balìa di idioti presuntuosi. Pertanto ha ragione quando dice con fermezza: se non mi date il professore faccio saltare il banco e vi mando al diavolo, «il governo fatevelo voi, io non ci sto». Non è arroganza. Semplicemente è necessario mettere le cose in chiaro prima di iniziare l' avventura. D' altronde sappiamo che tocca al presidente del Consiglio proporre i responsabili dei vari dicasteri, e che spetta al capo dello Stato nominarli, ma non ci sfugge il fatto che i partiti della maggioranza, tra cui la Lega, hanno il diritto di stare o non stare al gioco. Se Salvini ammonisce: «O Savona o morte», agisce nella piena correttezza costituzionale. A questo punto ci dichiariamo totalmente appiattiti sulla linea del leader padano. Ci auguriamo soltanto che questi mantenga fede alla minaccia avanzata, cioè che sia di parola e non esiti a ribaltare il tavolo qualora il docente sia proditoriamente bocciato. di Vittorio Feltri

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