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Pd, Renzi parla alla direzione democratica

Il segretario presenta la sua legge elettorale a doppio turno. Poi annuncia: "Primarie per i parlamentari, ballottaggio di coalizione e tre soglie di sbarramento"
di Ignazio Stagno domenica 26 gennaio 2014

3' di lettura

Matteo Renzi, dopo le polemiche e il "processo subito" da una parte del suo partito per l'incontro con Berlsuconi di sabato 18 gennaio, davanti alla direzione nazionale del Pd espone il suo piano per le riforme. Camicia bianca aderente (con qualche chilo di troppo), il segretario del Pd affronta la guerra interna del Nazareno e risponde alle critiche dei bersaniani e dei cuperliani. Prima di tutto fissa una scadenza per le riforma del bicameralismo: "Entro il 15 febbraio dal Pd arriverà una proposta sulla riforma del Senato". Sulle riforme "stiamo cercando - spiega il sindaco di Firenze - di recuperare la dignità perduta. Non stiamo solo parlando di una modalità dello stare assieme, che pure è importante". La legge elettorale - Poi parla della legge elettorale: "La proposta che facciamo, che è una derivata che viene incontro alla possibilità di tenere insieme altre forze politiche, è di un’assegnazione di un premio di maggioranza che porti al 53 per cento al minimo e al 55% al massimo, e che sia assegnabile se uno ottiene almeno il 35%". Dunque, si parla di "un premio che sia al massimo del 18%", ha chiarito. "Ovviamente abbiamo messo una soglia massima perchè con la fine del bicameralismo con la mancanza di un tetto massimo si sarebbe potuto arrivare con il 49% a modificare la Costituzione", ha chiarito. "Se non arrivassimo al 35 per cento", soglia fissata per il premio di maggioranza, "abbiamo ottenuto un passaggio importante di avere un ballottaggio secco, non da due candidati premier, ma tra due coalizioni, tra due simboli o agglomerati di simboli che senza la possibilità di apparentamento, rigiochino la partita di fronte agli elettori e chi vince quella sfida arriva al 53 per cento. Le soglie sono del 5% per chi si coalizza, l'8 per chi non si coalizza e il 12% per le coalizioni", ha aggiunto Renzi. Poi un messaggio ai piccoli partiti che affossarono il governo Prodi nel 2008: "Diciamo no al ricatto dei partitini che hanno ucciso il sogno dell’Unione". Difende l'incontro col Cav - Archiviate le note tecniche Renzi parla dell'incontro col Cav e risponde alle accuse dei bersaniani: "Avere un giudizio politico su quello che è accaduto in questi vent'anni è legittimo, ma non riconoscere che le regole si scrivono con gli altri corrisponde a un criterio secondo me ingiusto. Io non sono subalterno culturalmente, non mi sento subalterno al punto da avere delle idee che devo cambiare perchè Berlusconi la pensa come me". Il "no" di Cuperlo - Ma la guerra interna al Pd non accenna a spegnersi. Gianni Cuperlo ha messo in guardia su quelli che considera i limiti della proposta di riforma elettorale di Matteo Renzi. "Non vogliamo boicottare, intralciare, rallentare il progetto riformatore che può avere una rilevanza storica, noi vogliamo essere protagonisti di un passaggio a una repubblica rinnovata", ha detto nel suo intervento alla direzione del Pd. La proposta "non è convincente perchè non garantisce nè rappresentanza adeguata, nè il diritto degli elettori di scegliere i propri eletti, nè governabilità", ha assicurato. E vi sono "seri dubbi di costituzionalità che non possiamo ignorare", ha sottolineato. Non solo. "Dire non si può cambiare niente sennò salta tutto non so fino a che punto sia un modo convincente di procedere", ha avvertito, "è una riforma di portata storica che deve servire al paese, mettere in campo soluzioni forti e convincenti". Dunque "nel merito sento che dobbiamo discutere ancora", ha chiesto Cuperlo. Ma dopo la replica del presidente del Pd i membri della direzione hanno approvato la relazione di Renzi con 111 sì. Gli astenuti sono stati 34.   

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