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Matteo non vuol far regali ai piccoli:con Alfano e la Lega, Silvio ci batte

Il segretario pd fissa lo sbarramento per i partitini al 4%: sotto è un favore alla coalizione di Fi. Ma vuole alzare la soglia per vincere al primo turno al 38%. E i suoi flirtano con Sel
di Ignazio Stagno domenica 26 gennaio 2014

3' di lettura

«Dobbiamo stare attenti a non fare un favore a Berlusconi». E abbassare troppo la soglia di sbarramento per i partiti che stanno in coalizione, sarebbe esattamente questo. Matteo Renzi se n’è convinto guardando alcune proiezioni che simulano come sarebbe il Parlamento se si votasse con l’Italicum. Il risultato è che se il centrodestra si presentasse insieme a Ncd, Fratelli D’Italia, Lega sarebbe avanti rispetto al centrosinistra. Anche votando con il nuovo sistema elettorale. Mentre, infatti, la galassia del centrodestra è popolata, a sinistra oltre al Pd c’è solo Sel, che peraltro oscilla tra il 2% e il 3%. Per questo, ha spiegato il sindaco di Firenze ai suoi collaboratori, «Berlusconi sta cercando di abbassare la soglia di sbarramento per far entrare i piccoli. Vuole recuperare Alfano, la Lega e tutti i partitini perché punta a vincere al primo turno». Mentre l’obiettivo di Renzi è opposto: vuole trascinare l’avversario al secondo turno, convinto che al ballottaggio non ci sarebbe partita. Ma vuole arrivarci da solo. Senza partitini che lo condizionano. Del resto è lo schema con cui ha vinto anche a Firenze.  Per questo, negli incontri tra gli sherpa dei due partiti maggiori, si sta ragionando su uno scambio di questo tipo: abbassare dal 5% al 4% la soglia di sbarramento per chi si coalizza, ma alzare dal 35% al 38% la soglia per accedere al premio di maggioranza. Renzi cede sulla prima, Berlusconi sulla seconda. Si capisce perché ieri, Stefano Bonaccini, inviato dal segretario del Pd al congresso di Sel, dove è stato oggetto di contestazione da parte di un gruppetto, ha aperto a modifiche in quel senso: «Se nelle prossime ore si troverà tra tutti o a larga maggioranza la possibilità di correzioni anche rispetto alla soglia di sbarramento, noi non abbiamo preclusioni». In realtà, la modifica è spinta da Berlusconi, non da Renzi. Il quale, fosse per lui, manterrebbe la soglia al 5%. Con Vendola i rapporti sono buoni, anzi pare che sia stato proprio il leader di Sel, appreso che ci sarebbe stata una contestazione, a consigliarlo di non andare a Riccione. Ma Renzi è convinto che presto o tardi Sel confluirà nel Pd. Si muove, di fatto, in una logica a maggioritaria: «Io punto agli elettori, non alle sigle», spiega. Del resto se anche la soglia si abbassasse al 4%, Vendola rischierebbe di non farcela.  Né Renzi, né Berlusconi, invece, intendono cedere sulle preferenze. «Ne va della tenuta dei gruppi parlamentari», spiega chi segue le trattative. Con il sistema che era in vigore prima del referendum del ’91, i singoli parlamentari avrebbero un potere eccessivo. Risponderebbero più alle «consorterie» che hanno consentito loro di entrare in Parlamento, che non al partito. E se Enrico Letta dovesse insistere su questo tema, Renzi è pronto a tirargli fuori un dossier con gli interventi del suo mentore, Beniamino Andreatta, contro le preferenze. Diverso è il discorso sulle candidature multiple, che vorrebbero sia Alfano, sia Berlusconi. Rispondendo su Twitter a un giornalista, Renzi è stato cauto: «Per adesso non ci sono. Non mi ci immolo (come ballottaggio, premio, sbarramenti). Il Pd, comunque, non farà MAI candidature multiple».   Messe in conto queste modifiche, il patto sembra tenere. Del resto anche ieri il Cavaliere è tornato ad elogiare il segretario del Pd: «Dopo 20 anni di insulti forse abbiamo trovato l’interlocutore nel nuovo leader del partito principale che si oppone a noi. Con lui abbiamo avviato un processo di riforme che non sono le riforme di Renzi, ma le nostre stesse riforme fin dalla nostra discesa in campo». Intanto, sul fronte interno, si stringe l’alleanza tra il segretario e i Giovani Turchi. In Sicilia, infatti, in vista del congresso regionale, i renziani appoggeranno Fausto Raciti, segretario dei Giovani Democratici e vicinissimo a Matteo Orfini. di Elisa Calessi  

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