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Forza Italia in rosso, Silvio Berlusconi alla fine sgancia: 102 milioni (a rate) transati con le banche

di Ignazio Stagno domenica 2 novembre 2014

3' di lettura

Ha atteso qualche mese per vedere se con un po' di impegno dei suoi parlamentari si potesse mettere almeno un cerotto alla voragine finanziaria di Forza Italia. Poi di fronte al silenzio più assordante, Silvio Berlusconi si è messo il cuore in pace. E si è preparato a vedere volare via dalle sue tasche circa 100 milioni che debbono servire a coprire il buco nei conti del partito. Lui non può metterli materialmente, ed è impedito anche a qualsiasi società o persona fisica, perché la nuova legge sul finanziamento provato dei partiti ha inserito un tetto massimo di 100 mila euro a donazione annua. Berlusconi però negli anni passati aveva rilasciato a un pool di banche alcune fidejussioni personali per garantire il debito sia del Pdl che di Forza Italia (soprattutto questa sua creatura politica), per un ammontare complessivo di 102 milioni di euro. Così qualche giorno fa nell'ultima riunione congiunta fatta con gli amministratori del partito e con i soci fondatori del Pdl, Berlusconi ha spiegato che le banche stavano andando all’incasso sui debiti non pagati, e che a lui non sarebbe restata che una strada: trattare per farsi meno male possibile, o almeno diluire nel tempo i danni. La trattativa è iniziata e sembra destinata ad andare in porto attraverso una escussione graduale delle fidejussioni nell'arco dei prossimi cinque anni, con interessi al 2,5% annui che anche in un momento come questo (con i tassi vicini allo zero) rappresentano un trattamento di tutto rispetto. Pagati debiti del passato però al portafoglio del fondatore non potrà appellarsi più nessuno. Al massimo lui potrà mettere quei 100 mila euro annui consentiti dalla legge, e forse anche convincere qualche altro imprenditore a farcela. Per il resto i parlamentari azzurri dovranno cavarsela da soli, e cominciare a versare con regolarità quell'obolo mensile da mille euro previsto dai regolamenti interni e ignorato da buona parte degli eletti azzurri. Alla riunione sulle finanze disastrate del partito ha partecipato anche l'ex socio fondatore del Pdl, Gianfranco Rotondi, che nel suo piccolo ha scoperto di avere emorragie finanziarie ben superiori a quel che si attendeva: «Sommando le fidejussioni che ho messo io - spiega non proprio felice - ho scoperto che il totale faceva un milione di euro. Ho dato fidejussioni alla Dc come partito, come fondazione e come giornale. Un milione, capito? E non posso nemmeno lamentarmi, perché se dico che ho speso più in queste cose di quanto abbia guadagnato come deputato, la gente ti fischia e non ti crede». Nel caso di Rotondi però le fidejussioni date non sono ancora state escusse dalle banche, per cui quei soldi formalmente non sono al momento usciti dalle sue tasche. «Vero, ma anche nella riunione comune ho detto che era inutile rimandare la questione. Adesso bisogna cercare una transazione con le banche, come fa chiunque sia in difficoltà finanziaria. Non mi illudo: forse il milione no, ma è sicuro che almeno 400 mila euro alla fine ce li debba rimettere». Rotondi la prende con filosofia: «Con la stessa obiettività debbo dire che ho vissuto bene con quello che ho guadagnato facendo il parlamentare 13 anni e prima ancora il consigliere regionale. Alla fine si è rivelata una partita di giro: quel che ho guadagnato un’altra mano si è ripresa. Però intanto abbiamo campato. Cioè: non mi sono arricchito e non mi sono impoverito. Pazienza...». E Berlusconi la prende con la stessa filosofia? «Che deve fare?», allarga le braccia Rotondi, «sta trattando con le banche. Sì credo anche io che al due e mezzo per cento in cinque anni la chiuderà e quei cento milioni ce li rimetterà...». Caro gli è costato a Silvio fare politica... «Eh...», sospira Rotondi, «lo so che non sono un mostro di simpatia e quindi non attiro tanto l’attenzione. Però per la storia va scritto anche questo che dopo Silvio quello che ci ha rimesso di più a fare politica sono stato io». Beh, nel passato anche i democristiani qualcosa hanno dovuto rimettere... «Solo uno: Flaminio Piccoli», precisa Rotondi, «che fece lo stesso mio errore di firmare la fidejussione. Ci ha rimesso la casa che aveva vicino credo a Balduina o agli Orti della Farnesina. Gli hanno concesso di abitare con la moglie fino alla fine dei suoi giorni e dopo se l’è presa la banca». di Franco Bechis

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