Il corto circuito tra Partito democratico e Monte dei Paschi di Siena, la "banca della sinistra", passa anche dal tesoriere Pd. Nel portafoglio di Francesco Bonifazi, infatti, oltre a 200 azioni dell'Eni, 250 dell'Astm, 1.500 dell'Immsi, 350 della Sias, spiccano anche 105.070 azioni (valore: 26.362 euro) di Mps. Banca il cui ex presidente Giuseppe Mussari, prima di finire nella polvere per lo scandalo finanziario che ha fatto tremare Rocca Salimbeni, al Pd tra metà 2002 e inizio 2013 ha versato circa 683.500 euro come "erogazioni liberali". Così le definì il predecessore di Bonifazi, Antonio Misiani, imbarazzato nel pieno dell'inchiesta giudiziaria che aveva sollevato il velo sui rapporti economici, gli incroci pericolosi e i rapporti non detti tra il principale partito della sinistra italiana e una delle principali banche italiane. Il presidente di una banca, sosteneva un anno fa il Pd, ha diritto a finanziare autonomamente, per convinzioni personali, un partito politico. Problema di opportunità, si diceva. A maggior ragione se il rapporto si inverte e se è un politico, con un ruolo di primo piano, a puntare soldi (propri) su un soggetto finanziario tra i principali del Paese e spesso al centro del dibattito pubblico. Anche questo è conflitto d'interessi.