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Senato, via alla riforma ma servono 40 voti

di Lucia Esposito domenica 6 aprile 2014

2' di lettura

I numeri della maggioranza non danno alcuna certezza a Matteo Renzi di portare a casa la tanto sbandierata riforma del Senato. Il premier ha bisogno di 160 eletti che votino a favore alla rivoluzione prevista per Palazzo Madama, ma non è così scontato che riesca nell'impresa. Renzi può contare solo su 120 voti certi di cui una novantina tra i senatori democratici, otto tra quelli di Scelta Civica, dodici delle Autonomie e una decina fra i senatori a vita (quattro oltre a Monti) e gruppo misto. Per il resto è caccia all'indeciso. A cominciare da quelli di Forza Italia che se dovesse reggere il patto tra Silvio Berlusconi e Renzi sarebbero 60. Il problema per il premier, però, è che non tutti gli azzurri sembrano ben disposti a rendergli la vita facile. Anzi. "Ma figuriamoci", ha detto Agusto Minzolini a Repubblica. "Questo testo è una follia! E ricordate: l'ultima fiducia ha preso giusto 160 voti, mentre stavolta diversi dem voteranno contro, me l'hanno assicurato...". I dissidenti del Pd - Minzolini mette il dito nella piaga. Una piaga che Renzi dovrà curare in fretta visto che l'esercito di chi non ha nessuna intenzione di votare la riforma del Senato è molto agguerrito. Un esercito mosso da motivazioni e obiettivi diversi. Chi lo fa per conservare se stesso, chi per intima convinzione circa il fatto che questa riforma, così come votata dal consiglio dei ministri, è sbagliata. Chi, infine, lo fa per azzoppare Matteo Renzi, che su questo ha messo in gioco la sua carriera politica.  In cima alla lista, spiega Elisa Calessi su Libero in edicola oggi 1° aprile 2014, c’è sicuramente una parte importante del Partito democratico che fa riferimento alla minoranza del partito. Si è visto nell’ultima direzione, dove un po’ tutti gli esponenti dell’opposizione interna hanno espresso critiche al disegno di legge costituzionale. Ma ancora di più la resistenza del Pd è emersa nei 25 senatori, capitanati dal lettiano Francesco Russo, che l’altro giorno hanno scritto una lettera al premier prendendo le difese del presidente del Senato, Pietro Grasso, e mettendo in chiaro di non voler essere "meri esecutori" di un disegno calato dall’alto. Di questi 25 almeno 15 non torneranno indietro, comunque vada. L'ago della bilancia - A fare la differenza potrebbe allora essere il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano con i suoi 32 senatori che però pretendono alcuni ritocchi al testo. "La linea di Renzi", dice Gaetano Quagliariello a Repubblica, "è convincente: la riforma va avanti, ma verrà corretta e migliorata. E sì, certo, noi numericamente dovremmo essere decisivi". Quanto ai popolari di Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini niente è scontato. Degli undici senatori che conta il gruppo ben sette sono pronti a sostenere l'ex ministro della Difesa fatto fuori da Renzi che starebbe meditando una tremenda vendetta.

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