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Forza Italia senza soldi: licenziati tutti i dipendenti

di Alessandra Menzani domenica 20 dicembre 2015

3' di lettura

Silvio Berlusconi ha messo in campo la sua qualità universalmente riconosciuta, quella «capacità di mediazione» che in passato ha evitato crisi, rotture, sconfitte. «Il clima è stato cordiale, collaborativo», ammette infatti uno dei suoi ospiti, al termine del lungo vertice serale. Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno fatto il loro ingresso nella villa di Arcore quando erano le venti passate, fuori, in Brianza, era tutto buio. L' appuntamento aveva lo scopo di creare una "cabina di regia" del centrodestra e concordare le mosse in vista soprattutto delle Amministrative di primavera. «Possiamo vincere a Napoli, a Roma, ce la giochiamo a Milano e a Torino portiamo il centrosinistra al secondo turno: evitiamo di sbagliare gol a porta vuota», ha avvertito il padrone di casa, mostrando gli ultimi sondaggi. Per questa ragione l' ex premier vuole procedere «di comune accordo» con gli alleati, vuole riportare «unità». Di più: «Io voglio lasciare questo in eredità: un centrodestra unito e vincente. Poi mi ritiro, faccio altro, magari finalmente ricomincio a viaggiare», ha promesso ai due giovani leader. A dimostrazione che quella uscita dalla sua bocca non era una battuta, ha aggiunto: «Ho una bellissima casa ad Antigua dove sono stato solo una volta...». Berlusconi su due cose è stato irremovibile: «Le elezioni francesi confermano quello che io sostengo da tempo; si vince solo se c' è un polo moderato forte». Alla cena si è parlato anche di Marine Le Pen e di Nicholas Sarkozy, arcinemico quest' ultimo del leader di Fi ma comunque "preferito" ai toni estremistici del Front national. «L' Italia è un Paese intimamente democristiano, è giusto motivare gli elettori, ma non dobbiamo spaventarli...», ha consigliato, con fare paterno. Il secondo punto fermo che ha voluto mettere ha riguardato i profili dei candidati: «La gente odia i politici, li identifica come il problema. Ormai, purtroppo, anche io sono percepito come un politico. Dobbiamo candidare soprattutto non-politici, cercare nelle professioni. State attenti: Renzi lo ha capito e sta facendo la stessa cosa...». Sul tema si è trovato più in linea Salvini della Meloni, ma nessuno dei due si è messo di traverso. Per questa stessa ragione il proprietario di Villa San Martino ha chiesto ai due di «aspettare» ancora qualche settimana prima di far conoscere i nomi dei candidati del centrodestra e pare abbia iniziato un ultimo - e infruttuoso - pressing su Paolo Del Debbio perchè scenda in campo all' ombra della Madonnina, visto che il leader del Carroccio è tornato a dirsi «indisponibile», seppur «lusingato» dall' offerta. A Roma resta il veto di Fdi su Alfio Marchini, che potrebbe cadere soltanto in caso di "compensazione" importante in un' altra città. Dopo le Comunali il Cavaliere vuole rimettere mano all' intero assetto della coalizione, anche a costo di rinunciare al suo partito per fondare qualcosa di nuovo. Accantonato il progetto de L' AltraItalia, il partito che ha fondato nel '93 sta lentamente finendo. Ieri è toccato alla tesoriera-commissario straordinario, la senatrice Maria Rosaria Rossi, comunicarlo urbi et orbi: «Cari amici, con profondo rammarico Vi comunico di essere stata costretta a dare avvio alla procedura di licenziamento collettivo dei nostri dipendenti, notificandola al ministero del Lavoro e alle rappresentanze sindacali», ha scritto in una lettera agli elettori e pubblicata sul sito del partito. Sono 81 i dipendenti di Fi che rischiano il posto, più i parlamentari ancora alle dipendenze del partito, ma che si trovano in aspettativa. La decisione di chiudere i battenti, che il presidente di Fi e la tesoriera hanno provato ad evitare in tutti i modi, è a loro dire «diretta conseguenza» della legge che nel 2014 «ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti ed ha posto un tetto di 100.000 euro per persona al finanziamento dei privati». Il fondatore ha garantito fino ad oggi con fideiussioni personali e poi ha azzerato gli oltre 90 milioni di debiti verso le banche, ma ora non può più farlo. «Quel provvedimento è stato voluto dal Pd per colpire Fi, crea una situazione di disagio per parecchie famiglie che avremmo voluto evitare», accusa la vicecapogruppo alla Camera, Maria Stella Gelmini. Se l' ex ministro Gianfranco Rotondi può rivendicare di «aver detto per tempo» che quella legge era sbagliata, la più ottimista sembra la Rossi: «La vita politica di Fi naturalmente continua, perchè faremo di necessità virtù». È così ufficialmente aperta la caccia a candidati facoltosi, capaci di sostenere da soli le spese della loro campagna. Paolo Emilio Russo

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