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Legge elettorale, chi ci sta, chi no e perché: tsunami in Parlamento

di Elisa Calessi sabato 28 febbraio 2026

3' di lettura

Fratelli d’Italia presenterà un emendamento per introdurre le preferenze nella legge elettorale. Lo ha detto il responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli. «Abbiamo detto che siamo pronti a miglioramenti e siamo da sempre favorevoli alle preferenze. Abbiamo presentato emendamenti per le preferenze anche alle altre leggi elettorali e lo presenteremo anche questa volta. Presenteremo l’emendamento e affronteremo il dibattito in Parlamento con serenità e rispetto delle opinioni di tutti».

È questo, infatti, il nodo vero, quello che divide trasversalmente i partiti e persino i partiti al loro interno. Perché sul premio di maggioranza, aldilà delle reazioni ufficiali, quasi tutti concordano. Ma la scelta tra preferenze e liste bloccate è il bivio decisivo.

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LA MAGGIORANZA

Il partito della premier, si sa, avrebbe preferito inserirle, essendo da sempre a favore. Ma la Lega non voleva. Per questo, alla fine, si è deciso di sacrificarle sull’altare dell’intesa. Non è detto, però, che non rientrino dalla finestra, magari con un voto trasversale (sempre che la maggioranza non decida di mettere la fiducia). Per questo FdI ha annunciato che presenterà un emendamento per reintrodurle. Così come farà Noi Moderati. Una modifica che potrebbe trovare il sostegno di Italia Viva, visto che ieri Matteo Renzi rimproverava alla premier proprio di non aver messo le preferenze: «Giorgia, hai copiato l'Italicum per fare la tua proposta. Ma con una novità: nell'Italicum c'erano le preferenze e nella tua legge no. Eppure ti ricordi cosa ci dicevi quando stavi all'opposizione? La paura ti fa cambiare idea ogni giorno?». E ha pubblicato un post del 2012 in cui la premier Meloni affermava: «Introdurre le preferenze o fare le primarie per i parlamentari: le liste bloccate sono una pietra tombale sulla credibilità della politica».

Sulle preferenze, poi, potrebbero arrivare i voti di Azione. Proprio ieri Osvaldo Napoli paventava il rischio di una legge che, in assenza di preferenze, spinga a far votare “soltanto le curve, gli iscritti ai partiti, gli zeloti, coloro che votano per fedeltà e non per libera scelta. Senza le preferenze si soffoca ogni dialettica all’interno dei partiti, ridotti sempre più a gusci vuoti senza spinte ideali”.

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PARTITA APERTA

Ma la partita, per FdI, non è ancora chiusa. «Critiche pretestuose», ha definito Ylenia Lucaselli, di FdI, quelle arrivate dal Pd, ricordando che il Rosatellum fu approvato a maggioranza, mentre «noi stiamo facendo l'esatto opposto: presentiamo una proposta di iniziativa parlamentare che sarà discussa e migliorata in Aula, alla luce del confronto democratico.

Sulle preferenze siamo sempre stati coerenti: le riteniamo uno strumento fondamentale per rafforzare la credibilità della politica e il legame tra eletti ed elettori. Presenteremo emendamenti per introdurle, perché per noi il principio è chiaro: governabilità e rappresentanza devono camminare insieme». Si tratta di vedere le carte degli altri, chi è pronto a votare l’emendamento di FdI? «Che la nuova legge elettorale sia migliore non ci piove», diceva ieri Fabio Rampelli.

Il problema sono gli alleati del centrodestra. Sia la Lega che Forza Italia sono sostanzialmente contrari. In modo esplicito il Carroccio, più velato il partito degli azzurri. Le preferenze, ha detto ieri il governatore leghista Federico Fedriga, «sono “distorsive”, finiscono solo per “confondere». Forza Italia ufficialmente non è contraria: «Ci sono i pro e i contro», ha detto ieri Raffaele Nevi, portavoce del partito, «se qualcuno le riproporrà ne discuteremo. Dentro Forza Italia non c’è una posizione ideologica sulle preferenze». Anche se, in realtà, pochi le vogliono.

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