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Bondi, chi nel partito sta con lui

di Lucia Esposito domenica 27 aprile 2014

2' di lettura

La lettera di Sandro Bondi a La Stampa in cui l'ex ministro della cultura prende le distanze da Forza Italia dicendo che ha fallito ha creato una rivolta contro di lui in Forza Italia. Ma c'è anche chi condivide la sua posizione. Come Giancarlo Galan che condivide la sua posizione in toto: "Dicve che il centrodestra è in frantumi, ed è difficile dargli torto. Dice che Forza Italia non è mai diventato un grande partito moderato, che ha fatto la rivoluzione liberale e neanche le riforme: analisi perfetta! Come si fa a smentire? Lo stesso Bondi dice che è successo per colpa degli alleati. Giustissimo. Però dico che abbiamo anche due meriti: nel '94 abbiamo sconfitto il Pds di Achille Occhetto era era una minoranza organizzata e introdotto il bipolarismo che oggi è in saldo. E se ora dall'altra c'è Renzi - uno che ha preso parecchio da noi e la cui vittoria non sarebbe una tragedia - è perché in questi venti anni c'erano Forza Italia e un fuoriclasse come Silvio Berlusconi.  Ma ancora più forte è l'intervista  di Claudio Scajola su La Repubblica. "Sandro Bondi ha ragione. In fondo la sua analisi su una Forza Italia priva di strategia e identità arriva dopo interventi simili fatti da Giuliano Urbani, Antonio Martino e da ultimo Paolo Bonaiuti". Verrebbe da dire che parla così perché è stato escluso dalla corsa per le europee: "Ma no, sto facendo campagna elettorale come al solito. Ma tutti quelli con cui parlo, i nostri elettori, intendo, esprimono delusione, dicono di non sentirsi più rappresentati". Scajola dice di non volersi arrendere al "renzismo trionfante. Dobbiamo sostenere le riforme per cambiare l'Italia, ma anche prepararci a costruire l'alternativa al Pd". E dà la suca ricetta: "Bisogna smetterla di dire che va tutto bene. Non va bene per niente. Non  siamo noi i protagonisti del cambiamento come eravano nel '94. E lo stesso Berlusconi si è come chiuso, arrcoccato. Quello che  conoscevo io ascoltava tutti". Scajola contesta anche la scelta di Giovanni Toti: "non possiamo prendere scorciatoie. Dopo le elezioni va creata un'occasione e un luogo di confronto, magari un congresso, per lanciare il cantiere di una nuova casa dei moderati e dei riformisti". 

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