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Alfano minaccia la crisi di governo

Dopo l'intesa del Pd con Forza Italia, il vicepremier prova a vendicarsi: Ncd promette battaglia sul finanziamento pubblico, e non esclude il crac
di Andrea Tempestini domenica 12 gennaio 2014

Angelino Alfano

3' di lettura

Matteo Renzi flirta con Forza Italia sulla legge elettorale e il Nuovo centrodestra prepara le rappresaglie. La prima offensiva per rispondere al fuoco del segretario democratico, il movimento di Angelino Alfano è pronto a scatenarla sul decreto del governo che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Ieri il provvedimento è stato incardinato nella commissione Affari costituzionali del Senato. E il Nuovo centrodestra ha già fatto sapere ai colleghi di maggioranza di essere pronto a «riformare il testo». In senso sgradito, va da sé, al principale partner di governo: il Pd. Il senatore Andrea Augello, capogruppo alfaniano in commissione, è al lavoro su un pacchetto di emendamenti la cui presentazione avverrà entro martedì prossimo. Due, in particolare, sono destinati a risultare indigesti per i democratici: la proposta di fare entrare a regime l’eliminazione dei rimborsi già quest’anno e la cancellazione immediata dell’esenzione del pagamento dell’Imu per gli immobili di proprietà dei partiti politici. Abolizione che penalizzerebbe soprattutto il Pd, in possesso di un cospicuo patrimonio immobiliare ereditato dal Pci. Augello non arretra: «La norma che assimila, ai fini dell’esenzione del pagamento dell’imposta, le sedi dei partiti ai luoghi di culto deve essere rimossa. È una sciocchezza lasciare un argomento così grande ai profeti dell’antipolitica».  L’emendamento del Nuovo centrodestra punta a far pagare da quest’anno, a giugno, l’Imu ai partiti (e ai sindacati) proprietari di immobili. Gettito previsto: circa 20 milioni di euro, che uniti ai 50 derivanti dall’abolizione della rata dei rimborsi elettorali formerebbero un tesoretto da 70 milioni da destinare alla copertura delle detrazioni per la Tasi - la tassa sui servizi - stabilite dai Comuni. E non è finita qui. Ncd, infatti, presenterà anche la proposta per modificare la modalità con la quale eliminare il finanziamento pubblico. Non più graduale, spalmata su tre anni (con la formulazione attuale, il primo anno senza rimborsi elettorali sarebbe il 2017), ma immediata. «La dilazione triennale non ha senso, meglio un taglio unico con effetto immediato, a valere sul 2014», sostiene Augello. A essere penalizzata, in questo modo, oltre al Pd sarebbe anche Forza Italia, che invece su quei fondi conta eccome. Se ne riparlerà la prossima settimana. Ieri sono stati votati i presupposti di costituzionalità (Forza Italia ha votato contro), mentre oggi tocca all’avvio della discussione generale. Sullo sfondo ci sono i timori degli alfaniani sulla possibile intesa tra Renzi e Forza Italia sulla riforma elettorale in senso spagnolo. Ovvero uno dei due modelli - l’altro è il Mattarellum - che il Nuovo centrodestra vede come il fumo negli occhi.  Da qui il fuoco di sbarramento partito ieri dagli alfaniani, messi alle strette dalla scelta renziana di aprire un canale di trattativa privilegiato con i berlusconiani. «Potremmo anche piantare una grana sul fatto che Renzi voglia prima incontrare le forze di opposizione», avverte Roberto Formigoni minacciando l’apertura di una crisi nell’esecutivo. «Se si vuole sostenere il governo, bisogna prima cercare un accordo dentro la maggioranza», ribadisce l’ex governatore della Lombardia. E Renato Schifani aggiunge: «Renzi si confronti con la maggioranza e condivida i percorsi, non accettiamo provocazioni». Un duello a tutto campo, testimoniato anche dal giro di incontri con i rappresentanti delle imprese e delle   associazioni di categoria che da oggi al 10 gennaio vedrà impegnato lo stesso Alfano. Un modo per rispondere al «job act» di Renzi. di Tommaso Montesano

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