Un consiglio di guerra a Palazzo Grazioli. Matteo Renzi tira la corda sulla riforma elettorale, e il Cavaliere convoca tutto lo stato maggiore di Forza Italia. Rientrato a Roma, ha chiamato il mediatore Denis Verdini, il delfino Giovanni Toti e i capigruppo del partito a Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani. A Palazzo Grazioli anche alcuni dei fedelissimi dell'ex premier, tra i quali Gasparri, Bernini, Matteoli, Gelmini e Capezzone. Gli azzurri fanno il punto sulle trattative sull'Italicum e predispongono il piano per reagire nel - probabile - caso in cui Renzi, pur di assecondare Angelino Alfano, "congeli" la nuova legge. Il premier potrebbe ibernare la situazione grazie all'emendamento D'Attore, che prevede di applicare la riforma solo alla Camera, in attesa di modificare il Senato (in caso di elezioni, per Palazzo Madama si voterebbe con il proporzionale del Consultellum, un'ipotesi scacciata come la peste da tutti i partiti). La riforma elettorale, poiché di rango costituzionale, richiede un doppio passaggio parlamentare, dunque tempi molto lunghi e che, nei fatti, blinderebbero la legislatura. Una circostanza che Berlusconi non tollera, poiché non prevista dal patto del Nazareno che prevedeva di chiudere sull'Italicum entro un anno. Slittamenti - Da par suo, Renzi, preso dal tentativo di stravolgere gli accordi, si mostra ottimista su Twitter, dove nel corso di una social-intervista concessa a Vanity Fair scrive: "Il processo è irreversibile. Ce la facciamo, la portiamo a casa. E sarà una vera rivoluzione. Indietro non si torna". Il premier, però, fa i conti senza l'oste: se stravolgesse gli accordi presi con Berlusconi, Forza Italia non appoggerebbe il provvedimento, vanificando così al Senato la possibilità di raggiungere i due terzi dei voti necessari per una simile riforma. Intanto, per quel che riguarda gli emendamenti alla legge, è stato rinviato alle 16 il Comitato dei Nove della Commissione Affari Costituzionali, che in mattinata avrebbe dovuto iniziare ad esaminare le modifiche proposte al testo. Il Pd inizia a temporeggiare: la richiesta di slittamento, infatti, è arrivata dal capogruppo democratico in commissione, Emanuele Fiano. Come conseguenza, potrebbe slittare anche la legge in aula (dovrebbe approdare a Montecitorio oggi alle 15). Tiene duro, però, il forzista Francesco Paolo Sisto, che assiucra che la riforma, come da calendario, arriverà già oggi in Parlamento. I nodi - A frenare la corsa dell'Italicum non ci sono solo i balletti di Renzi sull'emendamento Lauricella prima e su quello D'Attore poi. Infatti ci sono altri nodi da risolvere, tra i quali l'algoritmo per la distribuzione dei seggi che, stando ai risultati degli studi degli uffici della Camera, con questa versione del testo penalizzerebbero i piccoli partiti rendendo altamente casuale la distribuzione dei seggi nel passaggio dalla ripartizione regionale a quella nazionale. Per quel che riguarda il problema principale,. ossia come e se legare la riforma elettorale a quella del Senato, secondo fonti di governo la mediazione proseguirebbe. Si parte dall'ipotesi di prevedere una clausola che posticipa l'entrata in vigore dell'Italicum a dopo il semestre europeo, al massimo tra un anno. Una ipotesi di compromesso rispetto all'emendamento D'Attore che, comunque, non soddisfa forza Italia. Secondo le stesse fonti, le resistenze degli azzurri - non a caso riuniti a Palazzo Grazioli - potrebbero essere superate con una regola che preveda, in caso la legislatura terminasse anticipatamente, che l'Italicum sia subito operativo. Resta, comunque, la contrarietà totale di Forza Italia all'emendamento D'Attore (Italicum valido solo alla Camera).