Cacciare tutti per sopravvivere. Luigi Di Maio, con l'appoggio di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, si chiude nel bunker dove dissidenti, ribelli, filo-Pd e filo-leghisti lo hanno rinchiuso da settimane e prepara l'offensiva finale. Una mossa kamikaze: come spiega un retroscena del Corriere della Sera, contro il gruppo parlamentare grillino sempre più sfilacciato "i vertici premono sull'acceleratore imponendo nuove espulsioni" per "recuperare compattezza e coerenza". Siamo quasi al "meno siamo meglio stiamo", con un richiamo però quasi esoterico a una (presunta) "nuova identità" del Movimento. Leggi anche: "Dove vuole andare a parare?". Di Maio assediato, il suo nuovo terrore Attorno a Di Maio c'è un gruppo di governisti, ministri lealisti, da Vincenzo Spadafora ad Alfonso Bonafede. Ma i fedelissimi ormai si contano sulle dita di una mano, perché molti si sono staccati dopo la scelta dei "facilitatori" che, beffa del destino, dovevano servire a rinsaldare i rapporti grazie alle nuove poltrone. E invece, vista la preponderanza di esponenti meridionali che stanno trasformando il M5s in un "partito del Sud", a minacciare lo strappo c'è ora anche "l'ala nordista, a cui si rifanno Stefano Buffagni, Luca Carabetta, Alvise Maniero". Gli ortodossi, con Roberto Fico e il ministro Federico D'Incà, sono alla finestra: non attaccano, ma nemmeno proteggono Di Maio. E "c'è chi crede che entro fine mese - in caso di una pesante sconfitta in Emilia-Romagna e Calabria - 'arriverà la fine del Movimento'", spiega il retroscena del Corsera. Nel video di Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev, Paragone prima di venire espulso elenca i morosi M5s