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Covid, Meloni contro Conte: "Emergono fatti incredibili". E il grillino apre all'audizione

lunedì 29 giugno 2026

4' di lettura

Picchia durissimo, Giorgia Meloni. Lo fa a 10 minuti, il programma condotto ogni giorno da Nicola Porro su Rete 4. Il premier parla a tutto tondo: politica interna, maggioranza, i rapporti con Donald Trump e Giuseppe Conte, lo scandalo-Covid che giorno dopo giorno monta mettendo sempre più in crisi il leader del M5s.

Meloni nell'intervista ha riservato un passaggio durissimo alle vicende emerse dai lavori della Commissione Covid. Meloni ha elogiato il lavoro dei giornalisti che seguono gli sviluppi dell'inchiesta, rimarcando come stiano venendo alla luce "fatti incredibili" e sostenendo che sia doveroso approfondirli. Nel mirino, il leader M5s. In particolare, il premier ha puntato l'attenzione sulla vicenda delle mascherine acquistate durante la pandemia: "Non so cosa ci sia nella vicenda dell'acquisto delle mascherine", ha premesso, ma "è una storia oggettivamente incredibile. Il fatto che si dica che sono state date commissioni per milioni di euro con soldi degli italiani per importare con gara diretta dalla Cina mascherine farlocche mentre c'era gente che faceva sacrifici per salvare gli italiani, merita che se ne parli più di Maria Rosaria Boccia?".

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Parole che, forse, colpiscono nel segno. Poco dopo, infatti, si è appreso della lettera inviata da Conte ai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana: pronto a farmi audire ma non lascio la commissione d'inchiesta sul Covid, questa la sintesi. "Da settimane Fratelli d'Italia cerca di costruire una narrazione falsa sul mio conto, arrivando persino a sostenere che mi sottragga alla Commissione Covid, la verità è esattamente l'opposto - tenta un'autodifesa Conte -. Da quasi due anni chiedo di essere ascoltato e continuo a non ricevere risposta. Per questo oggi ho scritto ai Presidenti delle Camere e pubblico questa lettera, affinché tutti possano conoscere i fatti". E ancora: "Provo a semplificare il passaggio procedurale, dichiarando con la presente - si legge nella lettera - che, non appena conosciute le modalità con cui avverrà la mia libera audizione e una volta concordata la data in cui mi sarà consentito presentarmi, farò pervenire, immediatamente prima dell'audizione, le mie dimissioni da Componente della Commissione. Mi rivolgo, tuttavia, al Presidente della mia Camera di appartenenza, Lorenzo Fontana, al quale spetta il compito di assicurare che ciascun deputato sia posto nella condizione di poter esercitare i propri diritti e di osservare i propri doveri: non intendo affatto rinunciare, una volta completata l'audizione, al mio ruolo di componente della Commissione, per cui chiedo a Lui di farsi garante sin d'ora affinché non siano frapposti ostacoli al mio tempestivo reinsediamento in Commissione", conclude Conte. Un passo in avanti, pur tra molti distinguo: il presunto avvocato del popolo si è deciso a rispondere?

Dunque si torna da Porro. Dalla pandemia alla politica estera. Meloni nell'intervista ha rivendicato la sua linea nei rapporti con gli Stati Uniti e con l'amministrazione Trump, respingendo le etichette che le attribuiscono. "Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri, sono una persona che crede che l'Occidente sia più forte unito e ha lavorato per questo. Poi i rapporti solidi si fondano sulla franchezza, sono una persona franca oggi lo ero ieri", ha sottolineato a testa altissima.

Si parla poi della corsa al Colle. L'eventualità di un presidente della Repubblica espressione del centrodestra, qualora vincesse le prossime elezioni è una eventualità terribile per un certo establishment? "Sì chiaramente l'establishment esiste e lo percepisce", replica Meloni. "Dopodichè si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare e quindi, come tante cose sono cambiate in questi anni, non è detto che non possa cambiare anche questo. Cioè - entra nel dettaglio la leader FdI- non è detto che non si possa superare anche questo altro grande tabù: quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra". Per Meloni un simile scenario al Colle sarebbe "un altro modo di dire una cosa che cerco di affermare da tutta la vita e con sacrifici significativi e cioè che chi non è di sinistra non è figlio di un Dio minore ma ha gli stessi diritti degli altri".

Spazio poi alle polemiche nate attorno alle dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte. Secondo la presidente del Consiglio, "il segretario generale della Nato è stato molto approssimativo ma il numero dei voli nelle basi americane in Italia è più basso dell'analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti". Meloni ha poi precisato che "sono voli di normale attività delle basi americane in Italia e noi abbiamo autorizzato tutto ciò che è previsto dagli accordi e che non è cinetico, cioè non è offensivo", invitando alla prudenza perché "le attività nei Paesi Nato, ma un'informazione data così può essere male interpretata, come lo è stata all'inizio anche dalle autorità iraniane. Bisogna essere cauti". Quanto ai rapporti con Emmanuel Macron, ha spiegato di non avere "mai litigato" con il presidente francese e di mantenere con lui "un rapporto franco. A volte siamo d'accordo a volte no. Ma è stato un buon vertice quello che abbiamo fatto ad Antibes".

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Poi l'economia. Rispondendo a una domanda di Porro sul tema delle retribuzioni, Meloni ha ironizzato: "Non sono diventata di sinistra: la sinistra da qualche decennio non si occupa dei lavoratori e dei salari". Rivendicando i risultati dell'esecutivo, ha aggiunto che "abbiamo fatto una serie di provvedimenti che hanno dato dei risultati" e che oggi "abbiamo record di occupazione e di donne che lavorano".

Quindi le bordate contro il fronte progressista e contro il generale Roberto Vannacci. "Non mi pare che ci sia grande differenza tra Vannacci e la sinistra: votano contro il governo, parlano contro di noi tutto il giorno, non vedo grandi differenze. Prima avevamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante, oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante e Vannacci. Ne prendo atto". Quindi la stoccata finale: "Certo i temi sono diversi, ma poi difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere", conclude Meloni. E ogni riferimento non è puramente casuale.

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