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Elezioni Europee: partito per partito, ecco gli obiettivi

di Andrea Tempestini domenica 25 maggio 2014

4' di lettura

Italia al voto: urne aperte fino alle 23. Le elezioni Europee, però, di "continentale" - almeno qui da noi - non hanno molto. Già, perché la partita sembra giocarsi tutta nello Stivale. Molteplici le sfide che pone il voto, a partire da quella sulla tenuta del governo Renzi e di Forza Italia, per poi passare alla possibile consacrazione di Grillo, alla rinascita della Lega Nord, alla sparizione di sinistra radicale e centrini. Il voto, in Italia, potrebbe condizionare anche il Quirinale (la corsa al Colle per il dopo-Napolitano è già aperta dda tempo) e sarà un banco di prova decisivo per Angelino Alfano dopo lo strappo con il Cavaliere. Insomma, come detto, di europeo c'è ben poco, come hanno dimostrato i toni e i contenuti (discutibili) di una violenta, volgare e sguaiata campagna elettorale. Ora, i leader dei partiti vivono ore d'attesa, di angoscia, di speranza. Ma dove sta il confine tra il successo e l'insuccesso, tra l'affermazione e il flop? Il confine, ovviamente, si muove. Varia da partito a partito. Matteo Renzi - Per il premier il successo è (almeno) il 30%, staccarsi dal 25% raccolto da Bersani nelle elezioni dello scorso febbraio. Ma anche il 30% potrebbe non bastare: se Grillo fosse "francobollato" o addirittura davanti, per Renzi i giochi si farebbero davvero complessi. Soprattutto per la tenuta del suo governo. Beppe Grillo - La sua vittoria (che pare annunciata) sta nel non perdere nemmeno un punto percentuale rispetto ai già considerevoli voti raccolti alle ultime elezioni. Con tutta probabilità, il M5s vedrà crescere i suoi consensi. Difficile, dunque, che Grillo "perda". Ma dopo queste elezioni i grillini dovranno uscire dalla tana, proporsi per provare a fare qualcosa davvero (governare?) e non solo becera e distruttiva opposizione. Silvio Berlusconi - Campagna elettorale tormentata per il Cav dalla libertà limitata. La sua Forza Italia stenta, presa nella morsa di vecchi e nuovi rancori. L'asticella per il successo è quella del 20%, un consenso simile a quello preso insieme ad Alfano, con il Pdl, lo scorso febbraio. Un successo che però, nel caso venisse centrato, non renderà felici Berlusconi e i suoi, relegati probabilmente ad essere il terzo partito. Se poi il risultato fosse peggiore, magari catastrofico (intorno al 15%) l'ex premier dovrebbe riconsiderare in toto il partito (e anche il patto con Renzi, che traballerebbe e non poco). Angelino Alfano - Primo test dopo lo strappo per il Guardasigilli. Il successo? Almeno il 4 per cento. Il pieno successo? Il 6 per cento. L'insuccesso, o meglio il disastro? Restare fuori dall'Europarlamento. Alfano si gioca una partita importante: in base all'esito di questo voto (e in base a quanti voti ruberà agli ex alleati di Forza Italia) capirà se il suo Ncd può avere un futuro ed essere il futuro del (nuovo) centrodestra. Se "perderà" queste elezioni, ad Alfano resterà solo l'etichetta di "ruota di scorta" di Renzi. Matteo Salvini - La Lega Nord grazie al giovane segretario è risorta: non è la superpotenza del passato, ma almeno esiste. E non è cosa scontata, dopo tutto ciò che ha attraversato il Carroccio. Obiettivo minimo: entrare a Strasburgo con il 4%, meglio qualche punto in più. La sfida di Salvini è quella di saper dare una nuova immagine a questa Lega che esce da anni di scandali e lotte intestine. Una nuova immagine al fianco di Marine Le Pen. Ma per farlo servono i voti... Giorgia Meloni - Lei, i Fratelli d'Italia ed Alleanza Nazionale (nome buono per calamitare parte dell'elettorato di destra) possono anche permettersi di restare fuori da Strasburgo. Non si possono però permettere di mancare di tanto lo "sbarco" in Europa: obiettivo minimo il 3%, una percentuale sulla quale costruire un solido futuro politico. Giorgia e il suo partito sono in cerca di una precisa identità, lontana da Forza Italia: un'identità che solo un buon bacino elettorale può dare. Siamo alla prova del nove... Nichi Vendola - Obiettivo: esistere (alle spalle di Tsipras). Nichi, Sel e la sinistra radicale, dopo le "glorie" vissute dal 2011 al 2013, sono quasi letteralmente spariti. L'unica speranza è una significativa affermazione dell'uomo della provvidenza greca, Tsipras appunto. Se fallisse anche L'Altra Europa, la carriera politica di Vendola potrebbe considerarsi conclusa (e anche in caso contrario, per Nichi, gli orizzonti sono parecchio cupi). Stefania Giannini - Cosa resta del centrino? Poco e nulla. Quasi sicuramente fuori dall'Europarlamento, per la creatura di Mario Monti (sparito) il successo sarebbe superare il 2 per cento. Un misero successo, insomma. Il centrino pare già archiviato: alla Giannini serve una decisa affermazione, che però non si vede come possa arrivare a queste elezioni.

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