Palermo, 18 mar. - (Adnkronos) - L'Italia arranca nella realizzazione dell'Amministrazione aperta e della trasparenza totale, ma la Sicilia è ancora più indietro. Sopratutto nella pubblicazione delle informazioni sulle decisioni e sui costi degli organi politici e negli enti e società partecipati. E' quanto emerge dalla presentazione del primo "Rapporto sull'Open Government in Sicilia", illustrato oggi al dipartimento Dems dell'Università di Palermo. A svelare il desolante quadro è stato l'esame dei siti dei diversi ripartimenti dell'amministrazione regionali e di alcuni enti e società partecipate da Regione ed amministrazioni locali. Il rapporto evidenzia la sostanziale opacità delle informazioni, spesso risalenti o incomplete, lo scarso utilizzo degli open data, l'inesistente bidirezionalità. Gran parte delle prescrizioni della normativa sulla trasparenza totale risultano disattese, mentre, tranne alcune eccezioni, quando sono complete recano dati risalenti al 2012 o, addirittura, al 2011. Particolarmente allarmante la situazione delle società partecipate che si sottraggono per molti versi all'attuazione della normativa sulla trasparenza. Poche informazioni sui costi della politica e sugli adempimenti connessi. E ciò, nonostante la Sicilia abbia, per alcuni versi, anticipato il legislatore statale con il Codice antimafia ed anticorruzione approvato nel 2009 (del quale alcuni dei contenuti si trovano nella legislazione successiva), l'adozione del Piano regionale per l'innovazione tecnologica (Pitre, nell'ambito del recepimento del codice dell'amministrazione digitale) e l'elaborazione di un articolato assetto di open data nel 2011-12.