Città del Vaticano, 22 gen. (Adnkronos) - "In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, alla guerra, alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari… Ma, purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini. Sono sfruttati da trafficanti criminali; sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti. Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti". E' il duro j'accuse del Papa in occasione dell'udienza generale nell'Aula Paolo VI. "A volte - dice il Pontefice con dolore - l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti". Siamo tutti "fratelli", "non è cristiano" non riconoscerlo e comportarsi all'opposto, denuncia Bergoglio. "Penso ai tempi passati - dice in un passaggio della catechesi a braccio - Nella mia terra, per esempio, quando venivano alcuni missionari evangelisti, un gruppetto di cattolici andava a bruciare le tende: questo non è cristiano, siamo fratelli, siamo tutti fratelli e dobbiamo fare l’ospitalità gli uni con gli altri". "Accogliere cristiani di un'altra tradizione - osserva ancora Francesco - significa in primo luogo mostrare l’amore di Dio nei loro confronti, perché sono figli di Dio, fratelli nostri, e inoltre significa accogliere ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. L’ospitalità ecumenica richiede la disponibilità ad ascoltare gli altri cristiani, prestando attenzione alle loro storie personali di fede e alla storia della loro comunità".