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Forza Italia, da Alfano contro Santanchè e Verdini: ecco chi comanderà

Oggi Berlusconi è a Roma per inaugurare la nuova sede. Parte la resa dei conti tra falchi e colombe, con l'ombra dei "congiurati" siciliani
di Giulio Bucchi domenica 22 settembre 2013

2' di lettura

Oggi pomeriggio Silvio Berlusconi sarà a Roma per inaugurare la nuova sede di Forza Italia, a San Lorenzo in Lucina. Occasione buona per recuperare un po' di entusiasmo, tra le tensioni e le amarezze di questi giorni, e per fare il punto sul partito che sarà. Addio Pdl, dunque, ma i protagonisti saranno gli stessi. Anche se, come ovvio, in queste settimane c'è chi sta sgomitando per accaparrarsi posizioni privilegiate e chi, al contrario, lotta per mantenere ruoli, cariche, prestigio. "Alla fine Silvio accontenterà tutti", è l'opinione più diffusa tra gli azzurri. Ma di sicuro di conti da regolare ce ne sono.  Forza Italia, chi sale e chi scende - Secondo Francesco Cramer del Giornale le gerarchie del partito potrebbero venire cannibalizzate dai falchi, con gli uomini del coordinatore del Pdl Denis Verdini in testa: si parla di Luca D'Alessandro, l'ex scajoliano Ignazio Abrignani, Gregorio Fontana, naturalmente Daniela Santanchè. E il portavoce Daniele Capezzone, apprezzato da Berlusconi che non a caso si sarebbe affidato (anche) a lui per l'attesissimo videomessaggio di ieri, mercoledì 18 settembre. Più in generale, a vincere sarebbe l'asse Verdini-Santanchè-Miccichè-Prestigiacomo, con questi ultimi due protagonisti del braccio di ferro con la frangia sicula del Pdl. Quella, per intenderci, capitanata da Angelino Alfano, Renato Schifani e, tra gli ultimi a salire alla ribalta (suo malgrado), Giuseppe Castiglione. Il sottosegretario alle Politiche agricole è stato quello che, un po' ingenuamente, aveva parlato di possibili "traditori" di Berlusconi, disposti a voltargli le spalle al momento del voto sulla decadenza. Tra questi, tutti siciliani, ci sarebbero stati Mario Torrisi, Vincenzo Gibiino, Pippo Pagano, vicini allo stesso Castiglione. E poi ancora Francesco Scoma, Bruno Mancuso, Marcello Gualdani, anche loro eletti in Sicilia e considerati "colombe" al pari di Alfano, Quagliariello e gli altri "ministeriali" e "governisti" del Pdl. 

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