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M5S: ex candidato lucano accusa, solo marketing, Grillo cinico e autoritario

domenica 17 novembre 2013

2' di lettura

Roma, 13 nov. (Adnkronos) - Escluso dalla corsa del M5S in Basilicata "per una condanna in primo grado che per me è una medaglia al merito". Giuseppe Di Bello, ex grillino da sempre in prima linea per la difesa del territorio lucano e paladino della battaglia per l'acqua, racconta di un Beppe Grillo "scortese e insensibile ai rapporti umani" e accusa il leader del M5S di averlo liquidato, estromesso dalla corsa che l'aveva visto primeggiare nelle 'primarie' del Movimento, "con grande autoritarismo" ma anche in modo truffaldino: "mi ha detto che dovevo fare un passo indietro - sostiene Di Bello - così il secondo arrivato sarebbe diventato primo e poi in qualche modo ci si sarebbe accordati". Ma Di Bello non ci sta, lascia il Movimento e fonda delle sue liste civiche e oggi racconta la sua storia in una conferenza stampa indetta alla Camera da Sel, "perché noi - spiega il capogruppo di Sinistra ecologia e libertà a Montecitorio, Gennaro Migliore - sposiamo e appoggiamo la sua battaglia". E perché "Di Bello è un esempio in Basilicata - assicura la candidata alla presidenza lucana per Sel Maria Murante - da sempre in prima linea con le sue battaglie ambientali". Che gli costano la condanna in primo grado che ha sancito la fine della sua storia con il M5S. Di Bello, di sua iniziativa, fa dei campionamenti delle acque dell'invaso del Pertusillo, "una risorsa - spiega - destinata ad uso potabile per ben 3,5 milioni di cittadini tra Puglia e Basilicata. La qualità dell'acqua risulta precipitata vertiginosamente a causa delle grandi multinazionali che in quella area prelevano petrolio: dalle analisi risulta evidente la presenza di metalli pesanti e idrocarburi". Ma Di Bello, all'epoca comandante della Polizia provinciale, viene "denunciato dall'assessore all'ambiente del Pd, dapprima per procurato allarme - spiega - poi, quando l'acqua si fa di colore rosso e migliaia di pesci cominciano a salire a galla morti, per rivelazione di segreto d'ufficio". Di Bello, a causa della condanna, viene demansionato, "da comandante a tenente in un museo". Così, sentendosi vittima del sistema e della politica, si avvicina al M5S. (segue)

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