"Sono giornate di grande attenzione, di enorme lavoro per evitare un ulteriore allargamento della crisi sulle risposte alle possibili ripercussioni" ma "dall'altra noi non vogliamo rinunciare" a dare "la giusta attenzione al traguardo epocale di riuscire finalmente a riformare in Italia anche la giustizia". Così la presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni in chiusura della kermesse del partito per il sì al referendum sulla giustizia al Teatro Parenti di Milano.
“Qui è tutta una questione di coraggio. Il coraggio di riformare quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile - ha proseguito la premier -. Il coraggio di maturare le proprie convinzioni andando nel merito delle cose, interrogandosi con la propria testa oltre allarmismi, mistificazioni e perfino menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi. E soprattutto il coraggio di voler cambiare per migliorare le cose. Perché in Italia tutte le volte che si vuole modernizzare o riformare qualcosa puntualmente si grida alla deriva illiberale, all'attentato all'ordine costituzionale, alla fine dello Stato di diritto. Ma in questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo per difendere le incrostazioni, per difendere i privilegi che in quello status quo si annidano e proliferano, a vantaggio di alcuni sulla pelle di tutti gli altri”.
“Allora – ha aggiunto Meloni - io voglio dire non abbiate mai paura della libertà del vostro pensiero. Non abbiate mai paura di scegliere quello che è giusto a quello che non lo è. Non abbiate paura di optare per il merito delle cose in luogo dello schieramento. Non abbiate paura di preferire il popolo alle caste. E non abbiate paura soprattutto di fare quello che è necessario per mettere l'Italia in condizione di correre e di tornare a stupire. Fidatevi del vostro istinto. Fidatevi della vostra intelligenza e non fidatevi mai degli slogan troppo semplici su materie che sono troppe complesse. Perché nella eccessiva semplificazione si nascondono sempre delle trappole”.
Subito dopo ha smontato le solite dicerie della sinistra che stanno raccontando ai cittadini cheil governo vuole liberarsi della magistratura. Niente di più falso. “Non facciamo questa riforma perché ce l'abbiamo con qualcuno - ha spiegato Meloni -. Per intenderci, voglio essere molto chiara: qui nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura. Quello che noi abbiamo in mente è sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati, ma soprattutto per i cittadini. Perché quello che non funziona lo pagano gli italiani e noi a loro abbiamo promesso una nazione migliore”.
"Io potrei citare decine di casi che raccontano di una disfunzione profonda, sistemica, strutturale” della giustizia, “che nessuno prima di noi è riuscito a correggere - ha ricordato la leader di FdI -. Noi abbiamo riformato il Parlamento, il Governo, la pubblica amministrazione, le Regioni. Abbiamo riformato moltissimi ambiti della società italiana, ma la giustizia mai in modo sostanziale. La giustizia è rimasta di fatto sempre identica a se stessa, immune da ogni cambiamento strutturale. E ogni tentativo di riforma, anche quello più timido, anche quello più debole, è miseramente fallito, bloccato da una reazione sproporzionata e illogica da parte di chi non ha evidentemente il coraggio di guardare la realtà".
Sulla riforma della giustizia, ha sottolineato Meloni, "abbiamo assistito all'armamentario del rischio della deriva illiberale, ma qualcosa non torna. Se si considera che la separazione delle carriere è già in vigore in 21 dei 27 paesi della Ue, io dico sono tutti in una deriva illiberale o siamo noi che siamo indietro?".