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Ilva, Vendola chiede scusa al giornalista "Mi vergogno di aver riso di lui"

domenica 17 novembre 2013

2' di lettura

Bari, 16 nov. (Adnkronos/Ign) - "L'unica cosa di cui mi vergogno davvero è di aver riso in quel modo di un giornalista che faceva il suo mestiere, e a cui chiedo scusa". E' quanto afferma su Facebook il presidente della Regione Puglia e leader di Sel Nichi Vendola, tornando sulla telefonata del 2010 con l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà. Il governatore in quella occasione si complimentò con quest'ultimo per lo "scatto felino" con il quale lo stesso ex pr aveva impedito a un giornalista di una tv locale di Taranto di fare una domanda al patron dell'Ilva Emilio Riva. "Non permetterò mai a nessuno di sollevare dubbi sulla mia onestà e di manipolare in modo volgare e strumentale la realtà" sottolinea Vendola dopo aver incontrato consiglieri di maggioranza, assessori della sua giunta e segretari regionali di partito. "Penso che non si possa sopportare un'operazione di sciacallaggio come quella tesa a rappresentare una telefonata, una tra le migliaia di telefonate, il cui oggetto era riagganciare i rapporti con l'ambasciatore dell'Ilva, cioé con quel Girolamo Archinà che nel corso degli anni è stato il punto di riferimento della interlocuzione esattamente su questi temi, avanzamento sul piano della ambientalizzazione e difesa dei posti di lavoro" afferma il presidente della Regione Puglia in conferenza stampa al termine della riunione di tutta la maggioranza convocata in Presidenza a Bari. Maggioranza che ha ribadito la piena fiducia e il pieno sostegno all'azione amministrativa che in questi anni la giunta Vendola ha compiuto nei confronti dell'Ilva, "con l'unico obiettivo - sottolinea Vendola - di dare speranza alla città di Taranto". "Io ringrazio i partiti, le persone, i capigruppo della solidarietà politica e personale che mi hanno espresso. La telefonata va contestualizzata - ribadisce il presidente - e il contesto di quei giorni era incandescente e complesso, era un contesto in cui, accanto alla battaglia per la difesa del posto dei lavoratori somministrati, non volevamo perdere l'appuntamento con l'abbattimento delle emissioni di benzo(a)pirene. Da questo punto di vista i nostri atti amministrativi sono un repertorio di documenti che non consentono dubbio alcuno sulla volontà di dare scacco matto a chiunque pensasse di continuare, con la furbizia, a gestire una centrale di inquinamento in una città come Taranto".

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