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Grazia a Berlusconi, tutti i dubbi di napolitano

Napolitano non vuole un "quarto grado di giudizio". Così cominciano a circolare alcune idee su altre strade parlamentari per salvare Silvio
di Andrea Tempestini domenica 4 agosto 2013

Il domatore Napolitano

2' di lettura

Pdl sotto choc. E sul piede di guerra. Nella serata di venerdì i capigruppo Schifani e Brunetta annunciano: "Saliremo a breve al Colle per chiedere al presidente che sia restituita la libertà" a Silvio Berlusconi, messo fuori gioco, o quasi, dalla sentenza della Cassazione nel processo Mediaset. Il Pdl pensa alla grazia. Ma sul piatto ci sono anche altre soluzioni, come per esempio un'amnistia o un indulto. Già, perché il sentiero che porta alla grazia è strettissimo, difficile da percorrere. Già nella serata di ieri, Giorgio Napolitano ha specificato: "E' la legge a stabilire quali sono i soggetti titolati a presentare la grazia". E ancora: la domanda deve essere sottoscritta "dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale". Non dai politici, insomma, come potrebbero essere i Brunetta e gli Schifani del caso. I dubbi - Ma non è tutto. Re Giorgio non è affatto intenzionato a concedere la grazia, anche perché se decisa subito dopo una sentenza, spiegano fonti del Quirinale, sarebbe come un quarto grado di giudizio, che di fatto smentirebbe e potenzialmente delegittimerebbe la stessa Corte. Inoltre, per concedere un provvedimento di clemenza servono certi requisiti, come un'istruttoria del ministro della Giustizia, almeno un inizio dell'espiazione della pena, un parere favorevole degli organi penitenziari e dei servizi sociali. Inoltre il Cavaliere è al centro di altri processi che potrebbero arrivare a sentenza definitiva entro due o tre anni: la grazia, a breve, potrebbe rivelarsi inutile. Altre vie - Insomma, l'ipotesi della clemenza circola, ma le possibilità di ottenerla sono ridotte al lumicino. Più probabile, dunque, una crisi di governo. O un intervento del Parlamento, dove però trovare i numeri per l'approvazione di un indulto o di un amnisti appare quasi impossibile. In parallelo l'Esercito di Silvio, da lunedì, sarà in presidio permanente sotto al Quirinale e raccoglierà firme per la Grazia. Napolitano, da par suo, osserva, medita e cerca una vita per non far cadere il governo, evitando però quella grazia che già nel mese di luglio aveva bollato come soluzione non praticabile.

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