(Adnkronos) - Se lo spread e' in cima alle preoccupazioni dei due maggiori banchieri italiani a livello operativo, in sintonia in questo con il resto del sistema bancario, a valle del differenziale vengono le riforme, che non sono disgiunte dallo spread, dato che, nelle speranze dei banchieri, dovrebbero diminuire il rischio Paese percepito dagli investitori. Per Ghizzoni e' inutile illudersi che l'Italia ritorni a crescere utilizzando la leva della spesa pubblica, poco manovrabile a causa degli impegni assunti in sede europea, primo fra tutti il fiscal compact. I vincoli al bilancio pubblico sono tali per cui e' impensabile pensare a politiche centrate sulla spesa pubblica, a un nuovo 'New Deal'. Pertanto, la via e' una sola: recuperare competitivita' rispetto ai concorrenti esteri rendendo le imprese piu' efficienti e (anche) meno dipendenti dal credito. "Altro non e' possibile fare", dice il numero uno di piazza Cordusio. Le riforme da avviare, in un Paese bloccato come l'Italia, secondo i banchieri sono tante. "Ridurre la spesa pubblica - elenca Ghizzoni - favorire l'imprenditoria giovanile, combattere la corruzione, riforma fiscale, ridurre la burocrazia. Tutta una serie di passi che sono indispensabili per ridare competitivita' al settore privato, che nel frattempo - sottolinea - sta lavorando bene". Anzitutto, il lavoro. In Italia, sottolinea Cucchiani, abbiamo il "dramma" della disoccupazione giovanile al 37%, "che e' un problema non solo economico, ma sociale ed etico. E' evidente che di fronte a una disoccupazione giovanile di queste dimensioni, bisogna fare di tutto per introdurre maggiore flessibilita' in ingresso". (segue)