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Fini, Travaglio, Scalfari, Bindi:gli avvoltoi pronti a far festain caso di condanna di Silvio

Il verdetto della Cassazione potrebbe essere un grande carnevale: tutti a festeggiare l'eliminazione per via giudiziaria di Berlusconi
di Sebastiano Solano domenica 14 luglio 2013

Travaglio, vicedirettore del "Fatto Quotidiano"

3' di lettura

Condanna, che goduria. Saranno in tanti a festeggiare l'eventuale condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. A destra, ma soprattutto a sinistra. Tra i politici, ma forse ancor di più tra i giornalisti. Un elenco esaustivo sarebbe quasi impossibile da stilare: i nemici giurati dell'ex premier sono tanti, troppi. Specie tra quelli più vista. Rosy Bindi e i piddìni - Partiamo dai partiti. Il Pd, innanzitutto. Enrico Letta, per ora, fa "la scimmietta: non vede, non sente e non parla" (Santanché dixit). Ma i 'sinceramente democratici' che in caso di condanna del Cav stapperebbero lo champagne sono in tanti tra le fila del Pd. Rosy Bindi, ad esempio: "Le istituzioni della Repubblica vanno salvaguardate dalle strumentalizzazioni partigiane, dalla continua ricerca dello scontro ideologico", ha dichirato ai giornalisti qualche ora fa. Parlava della sinistra che da vent'anni coltiva il sogno, nemmeno tanto nascosto, di eliminare per via giudiziaria, non riuscendoci attraverso le elezioni, Silvio Berlusconi? No, insensibile alla logica, la Bindi lancia quest'avvertimento al Pdl. Bontà sua.  Civatiani, grillini e vendoliani - L'ex-presidente del Pd, però, è solo l'organizzatrice della 'festa al Cav'. Gli invitati piddìini sono tanti. C'è tutta la componente grillina-vendoliana che fa riferimento alla corrente di Pippo Civati, già pronti ad assaporare il tanto atteso momento. E poi i prodiani Sandro Gozi e Sandra Zampa, Laura Puppato e qualche cane sciolto come Felice Casson. A loro si aggiungono poi i grillini, tutti, nessuno escluso e i vendoliani di Sel. Sel e M5s, sin dall'inizio della legislatura, stanno lavorando alla trappola perfetta per spedire il Cav dietro le sbarre. E' un punto centrale del loro programma elettorale, forse anche l'unico, fatta eccezione per la retorcia sugli immigrati e la fissa per i matrimoni gay: per dire di quanto hanno a cuore i bisogni degli italiani.  Repubblica e Il Fatto - Ma la condanna del Cav sarebbe la vittoria, soprattutto, per alcuni grandi giornali e televisioni. Dal gruppo Espresso-Repubblica, guidato dall'accoppiata Scalfari-Mauro, che della furia giustizialista ne hanno fatto un marchio di fabbrica, fungendo da megafono delle toghe, specie se milanesi; al Fatto Quotidiano, giornale nato per placare la fame di manette di orde di anti-Cav. Come dire: l'anti-berlusconismo come modello di bussiness. Lo sa bene lo scopiazzatore di verbali giudiziari Marco Travaglio, che prima di fondarlo insieme ad Antonio Padellaro, sulla lotta al Cav ci ha fatto i sesterzi: libri e libri, almeno uno ogni processo subito, su Berlusconi, oltre alle raccolte di articoli (il 90% contro il Cav) scritti sui quotidiani di sinistra (Unità, Espresso, Repubblica).  Rai Tre e La7 - Al fanatismo manettaro dei quotidiani si aggiunge poi quello delle tv, Rai Tre su tutte. Che tempo che fa, Ballarò, Annozero, In mezz'ora; Lucia Annunziata, Fabio Fazio, Roberto Saviano, Giovanni Floris, Maurizio Crozza: tutti insieme ad attendere la fine del "Caimano". Sempre nell'ambito delle tv, a chi vuole fare la festa al Cav si è aggiunta ultimamente La7: da Enrico Mentana (dopo aver lasciato Mediaset, of course) a Corrado Formigli (degno alievo di Santoro), al soporifero GadLerner. I falliti della politica - Al 'banchetto', infine, dovrebbero prendere parte quelli che potremmo definire i falliti della politica: Gianfranco Fini, che oltre ad avere in preparazione un libro anti-Cav, recentemente ha testimoniato contro Berlusconi nel processo di Napoli sulla compravendita dei senatori; Antonio Di Pietro, che dopo anni di battaglie manettare si è dato all'agricoltura (braccia restituite, in questo caso); e Antonio Ingroia, che ha tentato si seguire le orme di Di Pietro con Rivoluzione civile, progetto abortito nel giro di tre mesi. A suo modo, un record. Insomma, l'eventuale condanna del Cav si annuncia un carnevale. Colore predominante: rosso (fuoco). I protagonisti li abbiamo già visti. Lo slogan (orwelliano): Viva la Democrazia!

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