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Pd, chi è pronto a uscire: elezioni vicine, arriva la slavina

di Elisa Calessi lunedì 25 maggio 2026

3' di lettura

Sono tempi di scelta, per molti, nel Pd. Marianna Madia ha lasciato, da sola, il Pd. Ma sono in tanti a riflettere se non sia il caso di seguire il suo esempio. Le aree di sofferenza sono a Bruxelles, ma anche a Roma. Nel primo caso i più sofferenti sono Pina Picierno, in prima linea nella difesa di Kiev e dell’integrazione europea, una delle fondatrici del Pd, e Giorgio Gori, europarlamentare dopo essere stato sindaco di Bergamo.

Entrambi, in questi anni, sono state voci molto critiche rispetto alla linea attuale. Chiedendo risposte che non sono mai arrivate. «Questa mattina, dal finestrino della macchina che mi portava a Viterbo per un incontro con gli studenti universitari, ho incrociato per caso questo murales di Altiero Spinelli sull’Appia», scriveva ieri Picierno su X. «Ho pensato che, al di là delle ricorrenze (è il quarantesimo anniversario della sua morte, n.d.r.), Spinelli continui a essere una presenza viva nella nostra storia politica e civile. Non soltanto uno dei padri dell’Europa unita, ma un uomo che ha saputo trasformare studio, dissenso, isolamento e visione politica in un progetto concreto di libertà e democrazia sovranazionale. Spinelli appartiene a quella rara categoria di donne e uomini che non si limitano a interpretare il proprio tempo, ma provano ostinatamente a cambiarne la direzione. Anche quando sembra impossibile e anche nella solitudine».

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Una solitudine che, in questo momento, sembra la stessa di Picierno. Ha chiesto risposte. Ma dal Nazareno nessuno ha alzato il telefono. È vero che il mandato europeo scade fra tre anni, nel 2029. Ma lo strappo potrebbe consumarsi prima. A fine anno, infatti, verranno rinnovate le cariche istituzionali del Parlamento europeo. Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, dovrebbe essere riconfermata. Prassi vorrebbe che venisse confermata anche la sua vice, Pina Picierno. Ma Elly Schlein vorrebbe sostituirla con Nicola Zingaretti, attuale capo delegazione del Pd e più in linea con la segreteria.
Una decisione che potrebbe accelerare l’uscita dal Pd di Picierno. È vero, però, che l’attuale mandato europeo supererà quello della segretaria. Da qui al 2029, quando si rinnoverà il Parlamento europeo, si terrà il congresso del Pd ed è impossibile prevedere ora cosa accadrà.

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Anche a Roma in tanti si chiedono se valga la pena continuare a restare nel Pd. E qui si aggiunge un problema. Più di una trentina degli attuali parlamentari ha superato il limite dei tre mandati, previsto dallo statuto del Pd come soglia massima oltre la quale non ci si può ricandidare. Se resta la legge attuale, i candidati saranno decisi dalla segretaria. E per chi non è in linea, le chance sono molto ridotte. I più sofferenti sono nell’area di Graziano Delrio. In tanti spingono per provare a costruire un soggetto diverso, alleato del centrosinistra, ma diverso dal Pd.

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L’incognita che sta frenando questa operazione è la legge elettorale. Se resterà il Rosatellum, infatti, la scelta dei candidati sarà in mano alla segreteria. Ma se cambiasse la legge elettorale, lo scenario sarebbe diverso. Nel testo inizialmente presentato dal centrodestra si prevede un sistema di liste bloccate, sia nei collegi proporzionali, sia nel listone nazionale legato al premio di maggioranza. Ma due liste bloccate sono troppe. Potrebbe essere necessaria una modifica. Un’ipotesi è quella di introdurre le preferenze, che però non convincono né Forza Italia, né la Lega. L’altra, avanzata in questi giorni da Libertà Eguale, è quella dell’uninominale-proporzionale, sistema che era in vigore nelle Provincie. In pratica si divide il Paese in collegi (corrispondenti ad altrettanti seggi) e ciascun partito presenta un candidato. A seconda dei voti presi, si assegnano i seggi ai migliori vincitori. Se passasse questo sistema, però, i partiti dovrebbero scegliere candidati con una certa riconoscibilità. E potrebbero trovare più spazio anche persone non in linea con la segretaria.

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