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Napolitano: da comunista 'distaccato' al Colle, il presidente si racconta

domenica 9 giugno 2013

1' di lettura

Roma, 9 giu. (Adnkronos) - "Mi iscrissi al Pci nel dicembre del '45", ma "avevo molti dubbi ideologici, non mi persuadeva il tutto". Comincia dai tempi del liceo a Padova, dove si era trasferito con la famiglia per la guerra, e finisce ai giorni della rielezione il lungo racconto della sua vita che Giorgio Napolitano ha fatto a Eugenio Scalfari in un video colloquio di un'ora registrato all'indomani del secondo mandato al Colle (accettato solo per "salvaguardare la continuita' istituzionale") e trasmesso a 'Repubblica delle idee'. Il capo dello Stato parla del Pci, dei suoi maggiori dirigenti da Togliatti a Berlinguer, dell'Ungheria ("avevo torto"), della sua esperienza di deputato in una chiacchierata che si conclude con una riflessione: "Oggi non possiamo non dirci liberali, perche' storicamente dal passaggio dal liberalismo alla democrazia sono stati preservati valori fondamentali" e perche' "quegli elementi sono stati riconosciuti fondanti di qualsiasi prospettiva di trasformazione della societa'". Napolitano parte dagli anni immediatamente successivi al liceo, quando l'esperiemto della rivista 'Latitudini' fini' male: "Mi ero un po' distaccato, in quel periodo la mia famiglia si era rifugiata a Capri. Io ero un po' sconcentrato e disincantato". Sull'isola Napolitano incontra Curzio Malaparte ("lo scambiammo per un comunista"). Nel '45, dopo aver sentito Amendola ad un congresso provinciale del Pci, "mi iscrissi al partito". Ma "entrai sulla base di un impulso morale, non sulla base di una maturazione ideologica". (segue)

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