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Pd, Bersani: "Dopo l'elezione del presidente mi ritiro per la corsa a palazzo Chigi"

Il segretario dei democratici ha capito che ha perso. Finalmente si è deciso a farsi da parte. Dopo il tonfo di Marini e la bufera nel partito, Pier è alla frutta. Prodi è il suo carnefice. Si ritirerà a Bettola?
di Ignazio Stagno domenica 21 aprile 2013

Tutti i dubbi di Bersani

2' di lettura

"Un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica, mi ritiro dalla corsa per Palazzo Chigi". Parole e musica di Pier Luigi Bersani. L'indiscrezione la racconta Goffrredo De Marchis su Repubblica. Non ci voleva molto per capire che doveva farsi da parte. Lui che da tutti, per pietà politica, è stato definito "non vincente", ora ha compreso il senso della sua sconfitta. L'accanimento verso palazzo Chigi si ferma qui. Romano Prodi sarà la sua croce. Sarà il boia che deciderà la fine del segretario del Pd. Finalmente ha capito che ha perso su tutta la linea. Quel pre-incarico affidatogli da Giorgio Napolitano sapeva tanto di "contentino" per uno che doveva avere da tempo la vittoria in tasca e che invece si è ritrovato con un pugno di mosche in mano e con un partito allo sbandpo per colpa sua. Sono lontani i tempi delle primarie quando sorrideva beandosi delle sue metafore e spacciandosi per l'Hollande de noartri. Morto due volte - Ora la breve era Bersani è finita. Il segretario ieri ha sbattuto sul muro di Marini constatando amaramente che nel suo partito ormai non conta più nulla. La sua è un'agonia che dura da 50 giorni. Bersani è morto due volte. Prima sotto i colpi puntuali di Beppe Grillo che lo trivellava con i soliti messaggi del tipo “Bersani lo smacchiatore fallito ha l'arroganza di chiedere il nostro sostegno”; “È un morto che parla”; “È uno stalker politico”. E Bersani incassava. “Quel che Grillo ha da dirmi, insulti compresi, lo voglio sentire in Parlamento”, ora cade per terra con il colpo di grazia dei democratici. Il Cav gli aveva teso una mano per governare insieme, ma lui si è mosso troppo tardi. Matteo Renzi è la sua spina nel fianco. Il vero cambiamento di cui parla il segratrio passa dal rottamatore. Ne ha preso atto solo adesso. Forse. Ma questa sua resa incondizionata che non lascia spazio a dubbi è l'epilogo triste di un leader del nulla. Un uomo che non ha mai avuto una visione futura nè per il Paese, nè per il suo stesso partito. Bettola ora lo aspetta. E nemmeno a braccia aperte. (I.S.) 

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