Roma, 23 nov. (Adnkronos) - Tra gli elementi citati dalla Procura di Palermo nella memoria depositata oggi alla Consulta per sostenere l'inammissibilita' del ricorso per conflitto di attribuzione promosso dal Quirinale, anche quello che "consiste nell'aver prematuramente introdotto un conflitto, a tutela di attribuzioni costituzionali asseritamente menomate, nei confronti dell'autorita' giudiziaria requirente (nell'ambito, peraltro, di una attivita' di indagine alla quale e' del tutto estraneo il Presidente della Repubblica) e non gia' nei confronti dell'autorita' giudiziaria giudicante alla quale, per esplicita ammissione della stessa Avvocatura ricorrente, spetta in via esclusiva il potere di disporre in ipotesi la distruzione di intercettazioni". Il conflitto "e' diretto censurare l'intenzione manifestata dalla Procura di Palermo di procedere alla distruzione delle intercettazioni 'con l'osservanza delle formalita' di legge'. La censura si rivela, dunque, assolutamente prematura perche' rivolta nei confronti delle semplici intenzioni di un organo a procedere, per di piu' 'nelle forme di legge', alla distruzione di conversazioni ritenute irrilevanti e prive di qualsivoglia possibilita' di utilizzazione processuale o investigativa". "La lesione, insomma -si legge nella 'memoria illustrativa' della procura di Palermo- deriverebbe non gia' da un atto dotato di effetto giuridico bensi' da un comportamento, meramente denotativo di una intenzione proiettata nel futuro, ed e' pertanto del tutto carente di quel carattere concreto ed attuale dal quale, in ipotesi, puo' farsi derivare la menomazione di attribuzioni costituzionali". (segue)