La tradizionale festa del 4 luglio all’ambasciata americana di Villa Taverna è da decenni un termometro della politica italiana: chi c’è e chi non c’è segnala rapporti con gli Stati Uniti e ambizioni di potere. Quest’anno, però, il rito è diventato complicato. Il ritorno di Trump e il suo intervento contro Meloni hanno creato forte tensione con il governo italiano, che è arrivato a un passo da una clamorosa diserzione collettiva.
Alla fine Giorgia Meloni ha imposto una linea più conciliante: il governo parteciperà, ma in ordine sparso e senza enfasi.Saranno presenti i due vicepremier Tajani e Salvini, il sottosegretario Mantovano, il presidente del Senato La Russa (che parlerà dal palco), Arianna Meloni, Guido Crosetto e gran parte dei ministri (Giorgetti, Lollobrigida, Nordio, Valditara ecc.). La premier probabilmente non andrà, dopo aver smentito una visita privata all’ambasciatore Fertitta. Ma un'indiscrezione riportata da Repubblica tiene ancora aperta l'ipotesi della sua presenza.
Nell’opposizione il quadro è frammentato: Matteo Renzi e Maria Elena Boschi ci saranno, così come Lorenzo Guerini (Copasir) e Francesco Boccia per il PD. Elly Schlein ha detto no (come l’anno scorso), Giuseppe Conte preferisce presentare il suo libro a Napoli, mentre Calenda bolla l’evento come "vassallaggio" e non parteciperà. Sinistra radicale (Bonelli, Fratoianni, Magi) assente. Insomma, un tempo la festa misurava chi saliva, oggi misura soprattutto l’imbarazzo di un rapporto Italia-USA diventato improvvisamente più freddo e difficile da gestire.