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La Cassazione: dell'Utri mediatoretra Berlusconi e Cosa Nostra

Per tramite del senatore Pdl i pagamenti con cui il Cavaliere si proteggeva dai rapimenti
di Matteo Legnani domenica 29 aprile 2012

Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri

2' di lettura

Marcello dell'Utri era il collegamento, il trait d'union, tra Berlusconi e Cosa Nostra. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui la Corte di Cassazione (il 9 marzo scorso) ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d'Appello di Palermo, che aveva condannato Dell'Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare, il senatore del Pdl avrebbe secondo gli "ermellini" svolto una "attività di mediazione nell'accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per suo tramite", al fine di prevenire iniziative criminali (essenzialmente sequestri di persona) ai danni dello stesso Berlusconi e della sua famiglia. Un accordo protettivo, "in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore del sodalizio mafioso che aveva curato l’esecuzione di quell'accordo, essendosi posto anche come garante del risultato". La Corte d’appello di Palermo, osserva la Cassazione, "valorizza e impernia la propria decisione sul rilievo della attività di 'mediazionè che Dell’Utri risulta avere svolto nel creare il canale di collegamento o, se si vuole, di comunicazione e di transazione che doveva essere parso, a tutti gli interessati e ai protagonisti della vicenda, fonte di reciproci vantaggi per i due poli". Esiste, tuttavia, un "vuoto" di motivazione sugli anni tra il 1978 e il 1982, quando l’imputato (a fine 1977) si allontanò dall’area imprenditoriale berlusconiana per lavorare alle dipendenze dell’imprenditore Filippo Rapisarda. Questa, dunque, la ragione per cui la Suprema Corte, il 9 marzo scorso, ha deciso di annullare con rinvio la condanna inflitta al senatore del Pdl per concorso esterno associazione mafiosa. Tale "vuoto argomentativo" secondo gli alti giudici, "necessita di essere colmato. E sarà proprio su questo punto che i giudici palermitani, in sede di appello bis, dovranno approfondire il caso.

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