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Cossiga: la figlia Annamaria, sorridendo mi chiamava 'la bolscevica'

domenica 23 settembre 2012

2' di lettura

Sassari, 22 set. - (Adnkronos) - "E' la prima e ultima volta che ne parlo in pubblico, e mi fa piacere farlo oggi. Mio padre era molto democratico, a dispetto della sua immagine pubblica. Accettava con benevolenza il dibattito con i suoi figli, che spesso avevano idee diverse dalle sue. Mi chiamava 'mia figlia, la bolscevica'. Sempre col sorriso sulle labbra". Cosi' Annamaria Cossiga, 51 anni, docente universitaria di Antropologia culturale, ha parlato ieri sera a Siligo (Sassari) di suo padre Francesco, scomparso il 17 agosto 2010. L'occasione a' stata offerta dalla presentazione del volume dedicato all'ex presidente della Repubblica dal giornalista dell'Unione Sarda Anthony Muroni, 'Francesco Cossiga dalla A alla Z, il vocabolario del sardo che viveva per la politica', per Ethos Edizioni, ed e' la stessa casa editrice, in una nota, a dare conto delle parole dei figli di Cossiga. Alla presentazione ha partecipato infatti anche il fratello di Annamaria, Giuseppe, parlamentare del Pdl, che ha raccontato come "quando fini' l'esperienza dell'Udr io ero all'estero, dove lavoravo come ingegnere in una grossa realta', soffrivo nel vedere che la sua casa era frequentata da alcuni politicanti di seconda schiera, che volevano convincerlo a fondare un altro movimento. Allora, di nascosto, presentai il mio curriculum a Berlusconi, al quale dissi: 'Io sono disposto a candidarmi con lei, ma in cambio mi deve promettere di tener fuori dalle liste questi pseudo-amici che frequentano mio padre'. Il cavaliere, stupito per il fatto che non fossi stato presentato dal mio genitore, acconsenti' subito", prosegue Giuseppe, spiegando che la reazione del padre "fu fra lo stupito e l'incredulo: 'Ripeti bene, vuoi candidarti? Vabbe', parlero' con Fini'. Era convinto che sarei stato con An e si stupi' ancora di piu' quando gli dissi che avevo gia' preso accordi con Berlusconi". "Voleva fare il direttore d'orchestra, quella era la sua vera vocazione. Quando eravamo ragazzi tornava sempre a pranzo a casa, cascasse il mondo. A tavola si parlava di filosofia, politica, teologia, storia. E persino di ricette sarde. I miei compagni di classe, che spesso ospitavo a pranzo, ci guardavano stupiti. Perche' babbo restava sardo anche a Roma, anzi persino piu' sardo di molti nostri conterranei", ha rivelato poi Annamaria, aggiungendo che il padre "era affettuoso alla sua maniera, come gli uomini d'altri tempi. Era galante e signorile con le donne, nonostante fosse stato educato all'idea che le signore dovevano forse restare a casa. Ci teneva molto a che fossi elegante e malsopportava il mio look spesso alternativo. Una volta mi chiese di accompagnarlo in una occasione ufficiale e, quasi intimidito, mi invito' a vestirmi con un tailleur: 'Figlia mia, sono persino disposto a comprartelo io'. Era sempre un padre eccezionale".

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