Le mani in pasta

Marco Travaglio, il burattinaio di Conte? Dagospia: "Ascoltatissimo consigliere, quei due glieli ha suggeriti lui". Nomi pesanti

Il partito di Giuseppe Conte nasce dal "tradimento" di Rocco Casalino. Ne è convinto Carlo Tecce, ex giornalista del Fatto quotidiano passato a L'Espresso, e lo conferma anche Dagospia che fornisce però una versione leggermente diversa. Siamo a fine agosto 2019, il governo gialloverde è ufficialmente morto e si discute su come sostituirlo. In quel momento Casalino esce allo scoperto col premier, annunciandogli l'esistenza di un accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per dare vita a un bis con il capo grillino a Palazzo Chigi, al posto dell'avvocato. E in quel momento si scatenerebbe la reazione di Conte, disposto a tutto pur di restare al potere, sostenuto da un esercito di burocrati, militari e consiglieri, vero "nocciolo" del suo partito. Secondo Dago, però, "quando Rocco spiffera a Conte" Di Maio "trattava già alla luce del sole con Zingaretti. Si vedevano infatti a casa di Vincenzo Spadafora".

 

 

Una vera polpetta avvelenata, quella di Casalino. "Ebbene - conclude Dago -, è da quel tradimento di Rocco che Conte inizia a dubitare di Di Maio e a sua volta Di Maio di Conte". L'ex concorrente del Grande Fratello ha così "messo le radici dell’attuale partito di Conte, aprendo una crepa insanabile tra il premier e il ministro degli Esteri, crepa che poi si allargherà anche tra i tecnici e i corpi diplomatici". Una nota polemica: secondo Dagospia Tecce, annoverando i nomi di chi fa parte del "partito di Conte", ha dimenticato Marco Travaglio "ascoltassimo consigliori della nomina della Calvosa a presidente dell’Eni fino a Sansa candidato in Liguria)". Sarà stato per rispetto del suo ex direttore?