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Barbara Lezzi espulsa dal Movimento 5 Stelle: i 15 dissidenti grillini verso la scissione e il gruppo autonomo in Senato

giovedì 18 febbraio 2021

2' di lettura

Tutti espulsi per direttissima: il Movimento 5 Stelle caccia a tempo di record i 15 senatori che hanno votato no alla fiducia al governo di Mario Draghi, contravvenendo così alla linea decisa dai vertici prima e dalla votazione sulla piattaforma Rousseau poi. I nomi dei ribelli sono pesantissimi: in testa ci sono Barbara Lezzi, Nicola Morra, Elio Lannutti e Matteo Mantero, ma con loro ci sono anche i senatori Abate, Angrisani, Crucioli, Di Micco, La Mura, Giannuzzi, Corrado, Moronese, Mininno, Granato e Ortis. Di fatto, il "partito di Alessandro Di Battista".

Per ora sono loro a pagare, mentre è incerta la sorte degli altri 4-5 che tra astensioni e assenze strategiche hanno evitato di votare sì a Draghi e al governo di unità nazionale. Il lato assurdo e beffardo della storia è che a esporsi contro una fiducia a priori a Draghi sono stati due big del Movimento come Danilo Toninelli e Licheri, che ha addirittura ammonito in aula il premier a "non dare per scontato il voto di fiducia del Movimento", mentre l'ex ministro dei Trasporti, impappinandosi a modo suo, ha comunque ribadito che la fiducia sarà data di volta in volta e "misura per misura". L'unica differenza tra loro e Lezzi e Morra è che questi ultimi hanno portato coerentemente alle estreme conseguenze la loro diffidenza e i loro dubbi di fondo. 

E ora? La scissione è a un passo, con la concreta possibilità di formare un gruppo autonomo a Palazzo Madama visti i numeri delle epurazioni. A inquietare, però, è soprattutto l'esito fuori misura della rivolta interna, perché nelle ore precedenti al voto c'era chi scommetteva che il dissenso sarebbe rientrato e limitato a pochi cani sciolti, al massimo 10. Invece, al contrario, è lievitato fino a gonfiarsi fino a sforare quota 20. E la spia che nel Movimento sta franando un po' tutto è data anche dalla votazione tra gli attivisti per dare l'ok al comitato direttivo, sorta di cerchio magico chiamato a dirigere il futuro politico dei 5 Stelle. Hanno partecipato solo 12mila militanti, "uno su 10 degli aventi diritto, poco più del 6% degli iscritti totali", sottolinea il Corriere della Sera. Un comitato direttivo di fatto nato morto e già congelato da Beppe Grillo, che di fronte a questo collasso non ha esitato a calpestare anche la volontà di chi ha speso un minuto per votare. 

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