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Giorgia Meloni attacca il M5s, Draghi caccia Arcuri? "Gli stesso che lo hanno difeso ora applaudono al premier"

Domenico Arcuri ha lasciato il suo posto a Francesco Paolo Figliuolo. Sarà un generale, per il sollievo di molti, il nuovo commissario per l'emergenza coronavirus. Tra questi anche quello di Fratelli D'Italia. Allo notizia del cambio di passo compiuto da Mario Draghi, il partito di Giorgia Meloni ha subito esultato: "Bene ha fatto il presidente Draghi a rimuovere Domenico Arcuri da commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Come Fratelli d'Italia siamo stati tra i primi a chiedere di dare un netto segnale di discontinuità sulla pessima gestione del governo precedente. Lo abbiamo detto chiaramente già durante le consultazioni, quando abbiamo consegnato al presidente Draghi un dossier con tutte le anomalie e zone d'ombra della gestione commissariale". 

Come lei anche Lega, Forza Italia e Italia Viva hanno festeggiato la cacciata di Arcuri. Nulla di nuovo visto che Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi chiedevano da tempo la sua sostituzione. Più a sorpresa invece l'atteggiamento del Movimento 5 Stelle. I grillini hanno sempre sostenuto la gestione del commissario, salvo poi raddrizzare il tiro (e anche il Pd non si è mai nettamente schierato contro Arcuri). "Gli stessi che hanno difeso per mesi a spada tratta Arcuri (nonostante scandali e sprechi) oggi plaudono a Draghi che lo ha rimosso. In un mondo di banderuole al vento, sono sempre più fiera della serietà di Fratelli d'Italia. Sempre dalla parte degli italiani".

Non a caso il sottosegretario grillino Giancarlo Cancelleri, preso dall'imbarazzo della situazione, si è limitato a commentare: "Arcuri ha servito il Paese e mi sembra lo abbia fatto anche in una maniera abbastanza importante e giusta. Poi il presidente del Consiglio Draghi ora è assolutamente legittimato per poterlo sostituire se non crede che debba continuare a svolgere il lavoro che ha svolto. Va bene così, l'importante è sconfiggere il Covid e portare il paese fuori dalla crisi economica, questo è il nostro imperativo come governo e lo dobbiamo portare avanti non c'è certamente una battaglia di nomi".