L'urlatore seriale

Alessandro Di Battista alimenta il complotto: "Draghi? Sapevo tutto già ad agosto". La sparata sulla caduta di Conte

Alessandro Di Battista ha iniziato a promuovere la sua ultima fatica letteraria, intitolata “Contro!”. E ovviamente non poteva mancare un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, dove innanzitutto ha ribadito il suo “no” convinto a Mario Draghi: “Questo governo ha accumulato un ritardo colossale sui ristori e soprattutto non si parla più di politica. La pax draghiana l’ha distrutta”. Forse Dibba sottovaluta il peso di una pandemia che è ancora in corso, accecato dalla sua avversione nei confronti dell’ex numero uno della Bce: “C’è un livello di conformismo nel Paese che non c’era neanche con Berlusconi”. 

 

 

Dappertutto si adora Draghi - ha aggiunto - e poi le banche hanno occupato la politica, ormai. Negli Stati Generali del M5s dello scorso novembre avevo posto come tema prioritario quello del conflitto d’interessi tra politica e istituti finanziari”. Eppure Beppe Grillo è stato il primo a dire sì all’attuale presidente del Consiglio, definendolo addirittura un grillino: “Non mi spiego come abbia potuto dirlo. Ogni tanto con Beppe ci scriviamo, ma sono fatti personali”. Inoltre Di Battista ha svelato un retroscena sulla crisi di governo: nel suo libro ha sostenuto che Luigi Di Maio già a novembre 2020 gli disse che la caduta di Giuseppe Conte si sarebbe verificata. 

 

 

“Luigi mi disse che Matteo Renzi non si sarebbe fermato - ha dichiarato al Fatto - fonti istituzionali, non del Movimento, mi parlarlo per la prima volta di questa eventualità già a metà agosto. Pochi giorni dopo, l'attuale presidente del Consiglio parlò al Meeting di Comunione e Liberazione. Tenne un discorso ordinario, ma che venne commentato con toni di adorazione, neanche fosse Martin Luther King. Per questo scrissi un articolo definendolo ‘apostolo delle élite’”.