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Mario Draghi ai ministri: "121 provvedimenti in un mese". Salvini: "Luce e gas, basta liti"

Mario Draghi chiede "uno sforzo eccezionale per i prossimi due mesi (soprattutto a quelle amministrazioni che hanno lo stock di provvedimenti numericamente più pesante)" per chiudere quanti più dossier possibili entro la fine della legislatura. Nel corso della riunione di questa mattina a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Roberto Garofoli e i capi di gabinetto dei Ministeri "si sono affrontati i temi relativi all’attuazione del programma di governo e all’attuazione del Pnrr ed è stato richiesto alle amministrazioni uno sforzo straordinario per i prossimi due mesi per raggiungere quanti più obiettivi possibili". 

 

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Per questa ragione l’Ufficio del programma di governo ha elaborato un piano che prevede 121 provvedimenti a settembre e 122 provvedimenti ad ottobre avendo già provveduto a escludere i decreti presenti nello stock con un termine di scadenza ai sensi di legge fissato per fine 2022 o addirittura per il 2023 oppure caratterizzati da un iter di adozione troppo lungo per essere perfezionato in due mesi (ad es. regolamenti con dpr) ovvero provvedimenti rispetto ai quali la singola amministrazione ha rappresentato la sussistenza di gravi problematicità attuative. Con un articolato riepilogo sul lavoro svolto dal governo Draghi, Palazzo Chigi fa sapere anche che dal 13 febbraio 2021 ad oggi sono stati adottati 1260 provvedimenti, di cui 532 solo negli otto mesi del 2022. Ma Draghi aveva ereditato dai precedenti esecutivi 679 provvedimenti da adottare relativi alla 18ma legislatura che a oggi sono stati ridotti a 129. I provvedimenti da "smaltire" relativi alla 17ma legislatura erano 313, oggi sono 58. A questi si sono aggiunti quelli legati alle emergenze: 732 provvedimenti di cui 455 già adottati e 277 da adottare. 

 


L'obiettivo del Governo è ridurre il più possibile i dossier arretrati relativi alla legislatura che sta per concludersi anche per facilitare il lavoro a chi arriverà a Palazzo Chigi. Tra questi "provvedimenti aperti" c'è anche quello per far fronte alla crisi energetica che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. "Litighiamo su tutto, ma sulle bollette di luce e gas apriamo subito il Parlamento e mettiamo un tetto agli aumenti", ha tuonato Matteo Salvini durante un incontro elettorale a Cammarata, nell'Agrigentino. "Basta copiare la Francia di Macron", ha incalzato il leader della Lega, perchè "questa è un'altra guerra e i lavoratori rischiano di morire con le aziende chiuse". "Questa è la proposta della Lega", conclude Salvini, ma "da giorni Enrico Letta tace su questo".

 

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