Manovre

Silvio Berlusconi, quegli 8 spot elettorali: cosa sapeva su Draghi?

Tommaso Labate nel suo libro "Ultima Fermata" rivela i retroscena su quanto accaduto nei mesi che hanno preceduto la fine del governo Draghi e la crisi che ha accompagnato alla caduta dell'esecutivo. Andiamo per ordine. Labate lancia un dubbio proprio sulle mosse dei partiti che hanno preceduto i giorni caldi della caduta del premier. Il cronista del Corriere ha di fatto sottolineato un episodio che riguarda Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia nelle settimane che hanno preceduto la crisi avrebbe convocato una riunione per registrare 8 spot elettorali in cui venivano lanciate due proposte che sono entrare di diritto nelle "pillole quotidiane" del leader azzurro: la prima è la proposta di pensioni a mille euro al mese per tutti coloro che percepiscono solo la minima e il piano verde di Forza Italia per la natura.

 

 

 

Labate avanza una domanda: il Cav sapeva della caduta imminente di Draghi o stava preparando già la campagna in vista del 2023? Di certo i partiti si muovo con largo anticipo sugli appuntamenti elettorali e dunque è anche probabile che Berlusconi avesse già avviato la macchina per il voto del 2023 poi anticipato al 25 settembre 2022. Poi Labate parla anche della manovre a sinistra e del Movimento nella corsa al Colle: "Luigi Di Maio si batteva per Mario Draghi e Conte non ne voleva sapere. Conte di accordava con Matteo Salvini per lanciare Elisabetta Belloni e Di Maio, insieme a Matteo Renzi, era il primo che si metteva di traverso. Enrico Letta cercava di convincere il leader grillino su una strada comune e lui faceva emergere non solo la sua contrarietà a una promozione del premier, ma tradiva anche una certa irritazione per quella che interpretava come una linea egemonica del Pd nei suoi confronti.

 

 

 

Fino a un aperitivo a tre in casa di Roberto Speranza, dove alla fine Conte diceva a chiare lettere a Letta: "Noi Draghi non lo votiamo". Una progressiva e reciproca presa di distanza, nel merito ma soprattutto nei toni, che ha gettato il seme della caduta del governo, e amplificata poco dopo dall’invasione dell’Ucraina, con Letta e Conte su fronti talmente divergenti da rendere non più proponibile l’idea del campo largo". Insomma nei mesi che hanno preceduto la caduta di Draghi qualcosa è accaduto. Ma il voto presto o tardi sarebbe comunque arrivato.