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L'algoritmo antifascista fa fuori pure gli antifascisti

di Alberto Busacca giovedì 5 gennaio 2023

Anpi

2' di lettura

La caccia ai fascisti in rete sta un po' sfuggendo di mano. Tanto che ormai viene sempre più spesso censurato anche chi fascista non lo è affatto e, al contrario, il fascismo prova pure a denunciarlo. Ma la vita dei partigiani del web è ogni giorno più complicata. Perché l'algoritmo non sente ragioni e non ascolta le spiegazioni. Sei un sospetto nostalgico? La sanzione arriva e non è previsto appello... Il fatto è che certe cose, ormai, iniziano a stufare anche a sinistra. Finché venivano chiusi i profili di destra passi, nessuno diceva nulla, ma adesso si sta esagerando. E anche da quelle parti qualcuno si sta accorgendo che qualcosa non va...


Sul suo blog sul fattoquotidiano.it, ad esempio, si è sfogato Bruno Ballardini, scrittore ed esperto di comunicazione. Scambiato per un nostalgico naturalmente senza esserlo. «Gli algoritmi di Facebook», ha spiegato, «non fanno distinzione fra un nudo artistico e una foto porno, tra una citazione virgolettata di un autore e un'affermazione fatta da chi scrive un post. Il mio amico Davide Franco Jabes, autore di un importante saggio su Hitler per i tipi di Solferino, ha pubblicato sul suo profilo la copertina per promuovere il libro e si è visto bloccare istantaneamente l'account per 30 giorni per "incitamento all'odio". Troppo ridicolo». 

Già, Davide Franco Jabes è autore di "Il leader. Adolf Hitler: la manipolazione, il con.senso, il potere", un libro assolutamente non tenero con il dittatore tedesco. Eppure la censura è arrivata ugualmente. Ma non è tutto. «Non volevo crederci», ha aggiunto Ballardini, «poi, io stesso ho postato una citazione per animare un dibattito. Diceva: "Io non ho creato il fascismo, l'ho tratto dall'inconscio degli italiani", firmato Benito Mussolini. Ebbene, gli algoritmi l'hanno interpretata come apologia di fascismo e anche il mio account è stato bloccato per un mese. Inutile mandare segnalazioni all'assistenza: semplicemente, il sistema non concede appello, non c'è modo di spiegare il vero senso di un post che peraltro non aveva ricevuto nessuna contestazione umana. La giustizia è affidata a una "polizia algoritmica" che mette in prigione a casaccio chiunque sembri infrangere le regole. Con queste premesse, la realtà virtuale, che nasce col solo scopo di offrire una nuova forma di svago per intrattenere (e trattenere) gli utenti, è già un fallimento». Insomma, il web che doveva essere un luogo di libertà è finito per diventare politicamente corretto in maniera grottesca. E quando l'antifascismo arriva a colpire (e a far arrabbiare) pure gli antifascisti, forse anche i compagni del Pd dovrebbero iniziare a farsi qualche domanda... 

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