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Caivano, "legge e ordine" non significa fascismo

di Giovanni Sallusti sabato 9 settembre 2023

2' di lettura

 La scusa di queste ore per suonare l’adunata della nuova Resistenza è che, signora mia, la Meloni mi è diventata “law and order”. Che evidentemente è una parolaccia politica, è lo squadrismo che torna nelle strade. E quindi col pacchetto-Caivano è via alla «repressione per decreto» (Repubblica), repressione che è sempre «la cura sbagliata» (La Stampa) e che conduce all’urlo fascistissimo «Spezzeremo le reni ai ragazzini» (L’Unità, con spiritosaggine molto apprezzata nei centri storici in cui sono asserragliati i suoi pochi lettori). A Rep.

sono talmente allarmati che dedicano tutto un approfondimento alla nuova Giorgia che innalza il totem «legge e ordine» per «distrarre dalla crisi» (dimenticando che i portafogli rubati sono un problema quanto i portafogli vuoti), mentre le teste d’uovo dell’opposizione si esercitano contro la «deriva securitaria», la «logica poliziesca», eccetera.

Spiace rovinare la ricreazione antifascista, ma il sintagma «law and order» fa parte del bagaglio di ogni destra conservatrice seria. Lo battezzò Barry Goldwater, il padre della rivoluzione conservatrice e libertaria della destra americana. Lo sbandierò Ronald Reagan da governatore della California, quando mandò la Guardia Nazionale a ripristinare la libertà d’insegnamento a Berkeley: il diritto di tenere le lezioni, e quello di assistervi. Soprattutto, fu la parola d’ordine dell’amministrazione Nixon, l’agenda per dare corpo alle ragioni della «maggioranza silenziosa» contro le minoranze chiassose degli anni ’70, radicali, sempre inclini a scovare giustificazioni “sociologiche” per la delinquenza. Facendo la tara di luogo e di tempo, è lo schema che si è riproposto alle ultime elezioni nostrane: la maggioranza silenziosa ha votato in massa centrodestra, contro il fanatismo politicamente corretto e l’ossessione pro-minoranze purchessiano delle Ztl progressiste. 

In ogni caso: Goldwater, Reagan e Nixon. Non esattamente Farinacci, Starace e Pavolini. Senza contare che «l’imperio della legge» è il fondamento di ogni società liberale, come diceva un noto gerarca in fez, Friedrich von Hayek. Per cui ritentate, cari partigiani immaginari, non c’è da recarsi in montagna coi fucili nemmeno stavolta, non c’è in atto nessuna repressione ducesca, c’è solo una politica di destra, liberal-conservatrice in senso perfino filologico, e sì, tanto per stare ai dettagli della democrazia, è la politica che ha chiesto la maggioranza degli italiani. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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