Grandi manovre

M5s, Virginia Raggi contro Conte: prepara la scissione insieme a Di Battista

Francesco Storace

Sembrano il vecchio PCI, nessuno fiata... né i loro seguaci né i loro nemici. E anzi dalla parte opposta a loro la parola d’ordine è scoprire chi parla con i giornali. Una trama col fiato sospeso. Attenti a quei due, Virginia Raggi e Alessandro Di Battista. Il fumettone sta montando in queste settimane – anche se il loro feeling dura da anni, a fasi alterne – perché insomma, un domani ci dovrà pur essere in politica. Anche se a dire il vero Di Battista sembra più vocato ad un futuro professionale di tipo giornalistico anziché politico, la tentazione circola maligna. Una scissione in casa M5S potrebbe vedere i due scatenati in giro per l’Italia. Obiettivo, non le europee, ma le politiche del 2027. Quindi, con tempo abbondante per costruire la trama, complice l’eterna regola di quel doppio mandato che innervosisce almeno una trentina di parlamentari in carica oggi.

LA POLTRONA
Chi teme Virginia&Ale sa bene che l’argomento più ostico da intrecciare con loro è proprio quello della poltrona. Di Battista non si è candidato dopo l’unica esperienza in Parlamento, la Raggi ha esaurito le batterie in Campidoglio. Per ricaricarle c’è bisogno di altro. Anzitutto la sfida politica: ad entrambi non va affatto bene l’ipotesi di un patto senza fine tra M5S e Pd – raccontano i loro amici – «che vedono e vivono come fumo negli occhi». E qui il problema è di Giuseppe Conte, che ha tacitato le sue truppe sull’argomento. Non una sillaba esce dalle bocche di parlamentari solitamente garbati e disponibili. Ma il timore, in questo caso, li paralizza. Da due o tre di loro, quasi la stessa frase, rigorosamente anonima: «Chissà che hanno in testa», e magari saperlo... Solo dalla bocca di Rocco Casalino si riesce a cavare un «onestamente non so», che suona più come conferma implicita delle manovre che corrosiva smentita...

 

 

La Raggi, finora e anche se certo non girando come una trottola, qualche segnale lo ha dato. E non ha disdegnato – proprio per quello che la legge delega ai consiglieri comunali – di autenticare le firme in calce alla proposta di riconoscimento della Palestina da parte dell’Italia da depositare in Parlamento. A promuoverla l’associazione “Schierarsi” che ha come promotore (anche se come vicepresidente) proprio Di Battista. A presiederla è Luca Di Giuseppe, anche lui con un passato nel M5S, e che è responsabile commerciale di Camelot. Questo è il nome della piattaforma di Davide Casaleggio e della moglie: si rivedono i vecchi nomi di un mondo che si è preso a sportellate in faccia. Il trio Dibba, Raggi e Casaleggio junior afferma chi conosce bene quel mondo, «rappresenta la miscela terribile per far uscire dai gangheri anche uno apparentemente placido come Giuseppe Conte». Virginia lo sa, e per ora si gode la sua speciale intoccabilità come membro del comitato di garanzia.

E nei giorni scorsi si è divertita a postare su Instagram la foto ai banchetti di Schierarsi, raccontando: «A Valle Aurelia per autenticare le firme per il progetto di legge per il riconoscimento dello Stato di Palestina lanciato dall’associazione Schierarsi». Con tanto di spiegazione: «Sul conflitto israeliano-palestinese diciamo tutti due cose, fermare la guerra e il riconoscimento di due Stati-due popoli. Spesso in questo ragionamento dimentichiamo però un elemento: che lo Stato di Palestina, nonostante la risoluzione Onu, non è ancora riconosciuto da tutti gli Stati e l’Italia è uno di questi», scrive Raggi. E aggiunge: «Abbiamo depositato una mozione per impegnare il sindaco della capitale a farsi promotore e sollecitare il governo a riconoscere lo stato di Palestina».

 

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SORPRESA SGRADITA
C’entra anche questa mozione. Il Campidoglio chiama Gualtieri, che l’ex sindaca vuole assolutamente evitare di incontrare alla scadenza del mandato. C’è anche questo nel menù anti Conte e anti patto Pd-5Stelle. La combriccola dei figli puri di Grillo è trattata come banda di pazzi dall’establishment del Movimento, ma se troveranno volontà e forza per muoversi – il carisma non manca – potrebbero rappresentare una sorpresa sgradita dentro la baracca pentastellata. Sta a Conte capire come domarli o sedurli. Per ora la Raggi e Dibba mantengono un profilo basso ed è lei a dire che lui le ha chiesto un aiuto per le firme ed è speculazione sostenere altro. «La sua voce aiuta a tenere vivo il dibattito che come è noto è il sale della democrazia: lo vediamo anche col caso Navalny». Un paragone un po’ ardito potremmo dire, ma serve a costruire la trama. Unico rammarico è non poter contare su Grillo. Ormai, con il contratto sottoscritto coi 5Stelle, rende impossibile calamitarlo nella nuova avventura, se mai prenderà corpo. Ma i tasselli della manovra ci sono, basta seguire le loro mosse.