Antifa

Lo stupidario partigiano degli ossessionati da Giorgia Meloni

Tommaso Montesano

Il bello del 25 aprile è che a sinistra ognuno ci vede quello che vuole. Approfittando dell’anniversario della Liberazione, soprattutto se al governo c’è una donna di destra, si può scendere in piazza in nome di qualunque cosa. Nel senso che si può vedere il “fascismo” da estirpare dappertutto. E quindi celebrare la ricorrenza e allo stesso tempo attaccare la riforma costituzionale del premierato, l’autonomia differenziata, la politica israeliana, il simbolo di Fratelli d’Italia, l’italiano di Giorgia Meloni e, già che ci siamo, difendere le «botte» di Ilaria Salis a Budapest contro i neo-nazisti.

«Il fascismo che non muore». Conviene far partire da Furio Colombo, e dal suo articolo su Repubblica intitolato «Resistenza e fascisti eterni», lo “stupidario” del 25 aprile. L’ex deputato del Pd ricorda la visione da bambino, dalla sua cameretta, di «sette corpi (...) con il loro sangue schizzato sui muri». Ecco perché adesso, spiega, gli «riesce difficile immaginare Ilaria Salis colpevole per aver dato botte a chi, in tenuta da SS, stava celebrando “quei giorni dell’onore”, ovvero i massacri. Il suo gesto si aggiunge a una indignazione e una determinazione a non dimenticare che dovrebbe essere di tutti (...). È maledettamente vero ciò che dicono Umberto Eco e Luciano Canfora sul “fascismo eterno”, sul “fascismo che non muore”». Insomma, siamo nel pieno di una nuova guerra civile e non ce ne siamo accorti.

 

 

 

Il premierato autoritario. Il bersaglio grosso delle rivendicazioni antifasciste è la riforma costituzionale del governo di centrodestra. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ne parla sul palco allestito in piazza Duomo: «Tutti gli equilibri di potere verranno sbilanciati a favore di qualcosa che fa presto a diventare una Costituzione illiberale. Questa distorsione della nostra Costituzione nata dalle lotte partigiane non può e non deve passare». Al coro si unisce Primo Minelli dell’Anpi: «Oggi si levi la nostra voce contro le modifiche costituzionali annunciate che frantumerebbero il nostro Paese».

L’esame di italiano. Poi ci sono i maestrini con la matita rossa. Quelli che fanno le pulci al post in cui Giorgia Meloni dice che «la fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia» e che il 25 Aprile deve diventare un momento di unità «sul valore della libertà». «La libertà è il 2 Giugno nella Costituzione che la consacra, il 1° Maggio nel lavoro che trasforma, l’8 Marzo nell’autonomia delle donne», rimprovera la premier Andrea Orlando, deputato del Pd. La premier ha sbagliato festa, a sentire il Pd. «I valori incarnati dalla Liberazione, e non della libertà come continua ostinatamente a dire la destra italiana, sono alla base dell’Italia di oggi», alza il ditino Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato.

 

 

 

Via quella Fiamma! E poteva mai mancare la polemica sul simbolo di Fratelli d’Italia? Certo che no. Sempre alla voce “esami da superare”, sul Foglio Massimiliano Smeriglio, europarlamentare europeo di Alleanza Verdi Sinistra, ha una soluzione per tutto. «In verità, il modo per uscire dalla perenne guerra civile simulata italiana ci sarebbe», afferma. Rullo di tamburi... ed ecco la soluzione: «Basterebbe spegnere la Fiamma, strappare in maniera definitiva con la continuità della propria esistenza storica. Come Occhetto alla Bolognina». La pensa così anche Angelo Bonelli, uno dei leader di AvS: «Se la Presidente Meloni vuole essere credibile, dal simbolo di Fratelli d’Italia deve levare il simbolo del Movimento sociale».
Destra male assoluto. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione, Cultura, Culture e Memorie del Pd, per non sbagliare celebra la Liberazione accusando «la destra che è al governo» di tutto: «Prova a sbarazzarsi della libertà di pensiero, a reprimere il dissenso, a mettere in carcere i giornalisti, censura l’antifascismo in televisione, colpevolizza i poveri e vuol dividere il Paese in Regioni ricche e Regioni povere. Noi ci opporremo in tutti i modi all’autonomia differenziata».

La parolina che non c’è. Sul palco di piazza Duomo è salito anche Pierfrancesco Diliberto, in arte “Pif”. A lui, come molti altri, non va giù che Meloni non si professi antifascista: «Faccio l’appello alla presidentessa, così si arrabbia: si definisca antifascisto se antifascista è troppo femminista... A me andrebbe bene, è un inizio». Poi l’autore televisivo e conduttore diventa serio: «Non ho paura che Meloni mi meni o mi leghi a un parafango e mi trascini. È una questione di vita che a me fa paura».

L’odio antiebraico. Chef Rubio, presente alla manifestazione di Roma pro Palestina di Porta San Paolo, su X ha accusato la Brigata ebraica. Non solo «sostiene come tutte le comunità ebraiche i terroristi che occupano la Palestina», ma «è protetta mentre lancia bombe carta e latte di fagioli. Questa è la vostra idea di antifascismo, non la nostra». Nel tweet sono allegati tre video: in uno si sente un manifestate urlare in arabo «Ebreo cane».