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Nomine Ue, i tre candidati di Giorgia Meloni e le due condizioni a Bruxelles

sabato 29 giugno 2024

2' di lettura

A Borgo Egnazia, durante il G7, si dice che Ursula Von der Leyen abbia assicurato a Giorgia Meloni una vicepresidenza esecutiva della Commissione europea. Promessa che è vacillata alla vigilia del Consiglio europeo di giovedì 27 giugno. 

L'Italia chiederà una delega o delle deleghe che dovranno rispondere a due requisiti: che sia con portafoglio, ovvero che abbia capacità finanziaria e che abbia anche capacità regolatoria. 

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"Se a queste caratteristiche sommiamo il desiderio di Meloni di muoversi in un perimetro economico i possibili approdi sono fra gli altri il Bilancio, il Commercio, la Concorrenza, la Difesa, qualora dovesse nascere come delega nuova e con fondi adeguati", scrive il Corriere della Sera in un retroscena.

La presidente del Consiglio e la von der Leyen "discuteranno in modo riservato già nelle prossime ore, anche se sulla carta, almeno sino al 18 luglio, la presidente in pectore della Commissione rischia parecchio: molte deleghe sono infatti un obiettivo di diversi Stati e una promessa segreta che diventa pubblica rischia di complicare non poco l’esito del voto parlamentare da cui la von der Leyen uscirà riconfermata o bocciata. La maggioranza su cui conta infatti è abbastanza esile e basta poco per far saltare tutto".

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Per quanto riguarda le candidature "Guido Crosetto e Raffaele Fitto restano fra i pochi nomi spendibili dall’Italia se la scelta cadrà su un esponente politico e non tecnico", si legge nell'articolo. E "se è circolato il nome dell’ad di Leonardo, Roberto Cingolani", è per "la sua formazione e le sue esperienze, insieme allo stretto rapporto di fiducia con la premier". Per questo sarebbe "un candidato adatto per alcuni posti dove un politico senza know how specifici rischia di restare stritolato dal proprio stesso gabinetto o dalla direzione generale di riferimento, che magari verrebbero controllati dalla von der Leyen. Obiettivo del governo italiano è anche avere un Commissario che non sia una figurina senza poteri reali, ostaggio della potente burocrazia europea, che spesso è di marca tedesca o francese, prima ancora che italiana".

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