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Ai compagni senza idee su tasse e immigrazione resta soltanto la palude

di Daniele Capezzone venerdì 31 gennaio 2025

3' di lettura

Decisamente non belli né tantomeno incoraggianti, per i pasdaran dell’antimelonismo, i tre scenari elettorali pubblicati ieri su Repubblica da Youtrend. In supersintesi: comunque vada, si profila un disastro per il centrosinistra alle prossime politiche. Primo scenario, con le opposizioni spezzettate tra loro come nel 2022, con i grillini per conto proprio e i centristi a loro volta separati: risultato, nuovo trionfo del centrodestra. Secondo scenario, con solo i centristi fuori dall’alleanza: risultato, ancora un successo nettissimo del centrodestra, che resterebbe comunque capace di agguantare la maggioranza assoluta nelle due Camere. Terzo scenario, tutti ammucchiati, campo larghissimo: risultato, al centrodestra mancherebbe un solo seggio senatoriale per agguantare la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento.

In ultima analisi, siamo in presenza della certificazione sondaggistica di una Caporetto della sinistra, resa più grave dal fatto che tutto il dibattito – da quelle parti – sembri ruotare su elementi puramente tattici e politicisti, interessanti solo per gli abitanti dei palazzi romani: se cioè costruire l’alleanza prima ammucchiando tutti (tesi Schlein-Prodi) o se invece rinunciare alla coalizione, disammucchiando tutti alla vigilia del voto per poi riammucchiarli solo a urne chiuse (tesi Franceschini). Altro dibattito arci-noto e arci-stantio è quello sul candidato premier: Schlein è molto favorevole all’ipotesi Schlein (vedi un po’...). Peccato che però tutti gli altri siano contrari.

SCOLLATI DALLA REALTÀ

Ecco: lascia letteralmente sgomenti il fatto che nessuno a sinistra sembri porsi il problema di come conquistare o riconquistare elettori. Si dà per acquisito che il recinto, il perimetro elettorale sia e possa essere solo quello fotografato dagli attuali sondaggi, e che si ponga esclusivamente una questione di dosaggio tra le varie forze del centrosinistra e di “impacchettamento” o “spacchettamento” della coalizione. Ma nessuno sforzo viene dedicato né a comporre un minimo di armonia programmatica tra forze che restano divise su tutto (politica estera, economia, energia, ambiente) né a mettere a punto posizioni minimamente presentabili agli italiani sui temi chiave delle tasse, dell’immigrazione e della sicurezza.
Si tratta notoriamente delle tre questioni decisive: su cui al centrodestra si potrà magari rimproverare di non procedere abbastanza velocemente sulla strada giusta. Ma per il centrosinistra la situazione di partenza è drammatica: perché i progressisti corrono invece a passo di carica in direzione opposta a quella auspicata dagli italiani. Praticamente tutte le forze del centrosinistra – con gradazioni appena differenti – chiedono più tasse, non ritengono centrale il tema della sicurezza, né valutano che esista un’emergenza immigrazione. Un po’ come andare contromano in autostrada e ritenere che siano gli altri (cioè la stragrande maggioranza degli italiani) a sbagliare il senso di marcia.

Morale: cosa resta agli strateghi del centrosinistra? Solo la carta della palude. Un po’ di attacco giudiziario al governo, un po’ di paralisi parlamentare, un po’ di talk-show da incendiare con polemiche che diano l’idea di un minimo di combattività dell’opposizione, più il lavorio supertattico di cui si è detto prima sulla composizione o la scomposizione dell’alleanza.
È come se a sinistra avessero rinunciato all’idea stessa di poter competere per vincere. Calcisticamente parlando, è l’atteggiamento di una provinciale in trasferta a San Siro: tutti chiusi dietro, lo zero a zero come risultato più desiderabile, molta melina per far passare il tempo, qualche fallaccio per intimidire i giocatori avversari. Stop. Come questo possa entusiasmare gli elettori di centrosinistra, ridurre la loro propensione all’astensione, e magari richiamare al voto altri elettori, rimane totalmente misterioso. Contenti loro...

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