Daniela Santanchè si è dimessa. Il ministro del Turismo ha lasciato il suo incarico attraverso una lettera indirizzata a Giorgia Meloni. Già nella serata di martedì 24 marzo, quando il sottosegretario alla Giustizia e il capo del gabinetto sempre della Giustizia hanno rassegnato le dimissioni, Meloni aveva chiesto un passo indietro del ministro. Obiettivo? Dopo il voto al referendum, il premier avrebbe deciso di non attendere l’esito delle indagini che riguardano Santanchè e di chiedere le dimissioni immediate, per lo stesso motivo applicato ad Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Ossia, evitare ogni ombra che possa esporre il governo a nuovi attacchi e dimostrare coerenza con il principio "chi sbaglia paga".
Il ministro però non aveva accettato. Anzi, aveva confermato tutti gli impegni istituzionali dei giorni successivi, dichiarando che avrebbe continuato a svolgere il suo ruolo. Almeno fino a mercoledì, quando qualcosa evidentemente è cambiato. L'opposizione ha chiesto di calendarizzare la mozione di sfiducia al ministro per il prossimo lunedì. Ma, stando a quanto sostenevano dalle parti di Fratelli d'Italia, la ministra si sarebbe dimessa comunque prima di quella data.
A far pensare che tutto facesse propendere per la tesi di FdI, anche un dettaglio non passato inosservato. Un'indiscrezione riportata da Repubblica parlava di un impegno in agenda saltato. La ministra del Turismo era annunciata, proprio mercoledì, tra gli ospiti della presentazione del libro di Beppe Convertini "Il Paese delle tradizioni", alle 14.30 alla Camera. L'imprenditrice milanese oggi è indagata in due casi per bancarotta fraudolenta, imputata per falso in bilancio e in attesa di sapere se andrà a processo per l’accusa di truffa all’Inps. Tutti casi su cui, finora, la maggioranza l’aveva difesa.