L’oroscopo di inizio anno non sorride al Pd di Elly Schlein: l’addio al partito di Pietro Bartolo è di quelli pesanti e non soltanto perché si tratta del medico di Lampedusa simbolo dell’accoglienza e delle politiche tanto care alla sinistra. Il messaggio con cui l’ex eurodeputato dem saluta i compagni di avventura è di quelli che fanno male. Dice così: «Il Partito democratico affonda le sue radici in valori che ho sempre condiviso e che ho cercato di rispettare e promuovere nel corso della mia attività politica. Tuttavia, non posso non constatare come coloro che oggi lo guidano abbiano scelto di metterli da parte, perdendo progressivamente il contatto con la realtà delle comunità locali e con i bisogni concreti delle persone».
Bartolo prima si è dimesso dal Pd della sua regione, la Sicilia, poi ha deciso che non era più il caso di restare all’interno di una forza politica che, ha scritto, rappresenta «un partito sempre più autoreferenziale, impegnato ad alimentare faide interne e giochi di potere, a discapito del bene collettivo e delle reali esigenze dei territori». Per il dottor Bartolo nel Pd di oggi regna un modo di fare politica «che ha contribuito ad accrescere la sfiducia di cittadine e cittadini, ormai disillusi da una politica che troppo spesso li ha lasciati soli».
Il post del dottore di Lampedusa, candidato all’epoca con i dem proprio per il suo impegno incessante a favore dei più deboli e dei disperati che dall’Africa approdano sulle nostre coste in cerca di una vita migliore, trasuda amarezza, ma allo stesso tempo è anche un atto d’accusa verso «un partito di divisioni e giochi di potere». Nonostante questo Pietro Bartolo annuncia che continuerà il suo impegno «lontano da logiche autoreferenziali». Lasciando intendere che il suo percorso politico proseguirà sì, ma non più tra le truppe guidate da Elly Schlein. «Su migranti e cacicchi anche la segretaria mi ha deluso», si è sfogato l’ex europarlamentare 69enne, che vanta una lunga storia politica locale: consigliere comunale a Lampedusa e Linosa (1988-2007), vicesindaco e assessore alla Sanità (1988-1993); dal ’92 è stato responsabile delle prime visite sanitarie ai migranti sbarcati sull’isola siciliana. Non solo.
Bartolo è stato in prima linea nel drammatico naufragio del 3 ottobre 2013, che ha causato 368 vittime. Normale, quindi, che il Pd lo avesse eletto a paladino dei diritti, a simbolo da esportare nell’emiciclo di Strasburgo dove è rimasto fino al 2024, prima di tornare in patria dove però, evidentemente, ha cominciato a entrare in rotta di collisione con i vertici dem. Cosa farà adesso?
Possibile un approdo tra gli altri cespugli del centrosinistra che si stanno organizzando in vista delle Politiche del 2027. «All’orizzonte ci sono le elezioni nazionali e le Regionali del 2027», ha spiegato lui in una recente intervista, «occorre concentrarsi, pur con le dovute differenze, nell’obiettivo di battere le destre». Se Bartolo ha detto addio al Partito democratico, Sandro Ruotolo, eurodeputato fedelissimo della segretaria Schlein, non ha certo intenzione di seguirlo; però si è dimesso dal consiglio comunale di Castellamare di Stabia. Il motivo, anche qui, è stato spiegato in un lungo post che dà l’idea del clima poco sereno che esiste tra compagni.
Ruotolo ha attaccato a gamba tesa Luigi Vicinanza, sindaco del comune in provincia di Napoli, colpevole a suo dire di non fare abbastanza contro la camorra. Vicinanza, che è della stessa area politica di Ruotolo (e pure collega visto che entrambi sono giornalisti) ha replicato che non è vero niente e che le dimissioni sono inutili. Il Pd si è diviso. E le opposizioni hanno preso atto del caos regnante nella maggioranza in Comune. Solo Elly, forse, fa finta di non vedere. Ma l’oroscopo non mente...