I bisbigli che rimbalzano nelle stanze del Campidoglio sembrano prefigurare una beffa, oltre ai danni che insistono da tredici anni: ci sarebbe un piano, targato Pd, per salvare gli abusivi di Spin Time finiti, il più grande tempio dell’illegalità abitativa in Italia, dove vivono senza titolo 126 famiglie, per circa 400 persone, di cui un centinaio minori, provenienti da 27 Paesi diversi (latinos, africani, nordafricani, europei dell’est, anche italiani). La fu sede dell’Inpdap da 21mila metri quadrati su dieci piani all’Esquilino è occupata dal 2012, quando fecero irruzione gli attivisti del movimento per il diritto all’abitare “Action”.
Quale sarebbe il piano? Semplice: distribuire case popolari a tutti gli abitanti del palazzone, in cima alla lista degli sgomberi stilata dal Ministero dell’Interno, per ricompensarli del sempre più probabile sfratto. L’obiettivo del Comune di Roma, infatti, è evitare un blitz delle forze dell’ordine perché - a differenza del Leoncavallo e dell’Askatasuna - Spin Time non è un centro sociale disabitato o quasi ma un palazzone popolato e presidiato h24. Il rischio scontri, in caso di intervento di camionette e agenti, è elevatissimo. E così, visto che il Viminale preme per il ripristino della legalità, il centrosinistra alla guida della Capitale sta pensando di giocarsi il jolly anche per scongiurare potenziali contenziosi con la proprietà dell’immobile, ovvero la società InvestiRe Sgr.
LA SINISTRA GIOCA IL JOLLY
Non a caso, a fine 2025, sindaco Gualtieri e compagni, attraverso il rogito dei primi 336 alloggi della Fondazione Enasarco (in totale, entro quest’anno, ne saranno acquisiti 1.040 per un totale di 250 milioni di euro), hanno avviato un programma che ha l’obiettivo di acquisire 1.500 appartamenti da destinare all’edilizia residenziale pubblica, il 35 per cento delle quali potranno essere utilizzate temporaneamente per la cosiddetta emergenza abitativa.
Tradotto: una scorciatoia per dare case subiti agli abusivi appena sgomberati. Una soluzione legittima, sia chiaro, ma poco digeribile per i tantissimi romani che da anni aspettano in graduatoria le chiavi di casa. Nella Capitale, infatti, sarebbero oltre 16mila le famiglie in attesa, di cui circa 5mila in condizioni di grave emergenza abitativa. Intanto, ieri, è partita la mobilitazione permanente di residenti, associazioni e realtà antagoniste romane per dire “no allo sgombero”.
MOBILITAZIONE PERMANENTE
«Spin Time è la testimonianza di un lavoro che vede protagonisti i soggetti che di solito sono esclusi o senza voce, migranti, giovani, precari, di tutte le generazioni e nazionalità. Spin Time stava dentro al “Piano casa” ma il governo arriva a gamba tesa e interviene dicendo “qui ci pensiamo noi”. Questa è un’intromissione tramite la quale il governo vuole arrivare appunto con una logica di sostanzialmente di guerra a ridurre quest’esperienza a un problema di ordine pubblico», ha arringato la folla l’attivista Andrea Alzetta, davanti al civico 55 di via Santa Croce in Gerusalemme. E ancora: «C’è una volontà politica di attaccare il modello di vita e di relazioni che hanno costruito insieme una comunità aperta, solidale e accogliente: si vuole spazzare via la possibilità di avere una Roma ricca di umanità, cultura e diritti a fronte di una Roma che si vuole costruire solo con le speculazioni. Qui vorrebbero fare un albergo a cinque stelle, abbiamo visto le slide, non glielo faremo fare». “Tutta Roma è qui”, recita uno striscione davanti al palazzo.
Ed erano in centinaia, ieri, all’Esquilino. Tra loro anche Marta Bonafoni, consigliere regionale e coordinatrice della segreteria nazionale del Partito democratico. «Ho partecipato all’assemblea pubblica per manifestare appoggio e piena solidarietà a una realtà che rappresenta un presidio sociale e culturale per l’intera città», ha spiegato. Spin Time? «Si tratta di un modello virtuoso di rigenerazione urbana, riconosciuto anche da Roma Capitale che lo ha incluso nel “Piano casa”. Difendere Spin Time significa difendere un’idea di città più giusta, inclusiva e solidale».
Presente anche la senatrice piddina Cecilia D’Elia: «Siamo di fronte ad un governo che mette in campo un’idea di sicurezza che è solo repressione del dissenso e della marginalità sociale, un’idea del potere politico da esercitare senza contrappesi e controllo, la vera posta in gioco del referendum sulla giustizia. Occorre un’alleanza forte tra tutte e tutti noi, per difendere Spin Time, la realtà che è e l’idea di città che rappresenta». Ogni delirio è servito.