Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato in un’intervista esclusiva all’Adnkronos l’imminente arrivo in Consiglio dei ministri del nuovo pacchetto sicurezza, con l’obiettivo di approvarlo entro fine mese per poi trasmetterlo al Parlamento. Il ministro auspica un ampio confronto bipartisan, sottolineando che su temi come la violenza minorile, l’uso di coltelli e le baby gang esiste una diffusa preoccupazione trasversale alle forze politiche.Il provvedimento introduce misure stringenti contro l’uso dei coltelli e le violenze di piazza, con l’estensione delle sanzioni amministrative, ritenute più efficaci e immediate rispetto a inasprimenti penali spesso inapplicati. Si punta inoltre a una maggiore tutela delle forze dell’ordine, allo sgombero di centri sociali violenti come Leoncavallo e Askatasuna – dopo decenni di inerzia – e alla definitiva repressione dei rave abusivi tollerati in passato.Sul fronte immigrazione irregolare, il pacchetto prevede la possibilità di interdizione temporanea delle acque territoriali in caso di grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, precisando che non si tratta di una norma anti-ong.
Piantedosi chiarisce che lo sblocco operativo dei centri in Albania arriverà con l’entrata in vigore dei regolamenti europei a giugno, non con questo decreto. Nessun contrasto interno sulla missione Strade Sicure: il ministro Crosetto ha solo auspicato un futuro ritorno dei militari alle loro funzioni ordinarie. Quanto agli organici delle forze di polizia, Piantedosi rivendica di aver ereditato una situazione critica e di star procedendo con assunzioni intensive per colmare il turnover e potenziare le capacità: "Insomma, chi ci attacca non ha i titoli per farlo. Per criticare bisognerebbe avere un po’ di credibilità e coerenza. Non sono credibili le critiche da chi si lamenta dei reati commessi da immigrati irregolari che avrebbero dovuto essere espulsi, dopo avere lungamente sostenuto posizioni di netta opposizione al sistema delle espulsioni, ai Cpr e a qualsiasi iniziativa di protezione dei confini. In Italia c’è un ‘tema sicurezza’ ma non c’è una ‘emergenza sicurezza’. Siamo messi meglio rispetto ai nostri partner europei. E siamo messi meglio rispetto a dieci anni fa come numero di reati, in particolare per quel che riguarda quelli più gravi come gli omicidi. Possiamo e dobbiamo fare di più e meglio ma senza cedere all’allarmismo".